Conte promette un Natale sobrio. Mai visto prima? In primo piano

Il prossimo Natale, a causa di questa disastrosa pandemia, sarà o dovrà essere sobrio, cioè frugale e contenuto: lo prevede e lo promette il premier Giuseppe Conte. Sarà una sobrietà pesante per chi non può circolare in città e fuori, e per chi non può frequentare liberamente luoghi pubblici, ma ancor più per chi non avrà convenienza a riaprire bar, ristoranti, negozi e attività varie. Mai visto prima?

Forse si riuscirà finalmente ad avere sobrietà e misura anche negli annunci e promesse da tutti i livelli istituzionali. Nel contenuto e nella forma della comunicazione... E questo vale non solo per i politici ma anche per tecnici e scienziati...

Chi pensa che la società non abbia mai affrontato e patito le sofferenze imposte oggi dal Covid non ha vissuto o non ha conosciuto quanto si verificò, dal 1940 al 1945, durante la guerra e nell'immediato dopoguerra. Altro che Natale con cenone ristretto...

Per renderci conto dei lutti e sacrifici di quel periodo andiamo a vedere quale fu il Natale del 1943 a Benevento, proprio a cavallo tra guerra e dopoguerra. Erano cessati i bombardamenti ma non era del tutto finita la guerra. Gran parte del centro cittadino era ancora invasa dalle macerie, che tra l'altro avevano reso piazza Orsini impraticabile. Tutte le scuole erano chiuse da maggio e non si era certi di poterle riaprire all'inizio del nuovo anno. Allora vi era veramente il coprifuoco, che imponeva divieti e rinunce, oggi incredibili. Fu certamente un Natale molto sobrio e frugale quello del 1943, ma c'è da supporre che buona parte dei beneventani riuscì comunque a non rinunciare al tradizionale cardone, ma per tutto il lungo periodo bellico mancarono tante cose ben più importanti del cardone in brodo, come quasi tutti i generi di prima necessità e non solo il pane, il lavoro, i medicinali. Mancavano soprattutto migliaia e migliaia di giovani ancora prigionieri nei campi di concentramento in Europa e nel resto del mondo.

Erano sofferenze differenti ma molto, molto più gravi di queste delle zone rosse e arancioni di oggi. Tuttavia i sanniti di quei tempi riuscirono a sopportarle e superarle.

Il Natale di quest'anno sarà sobrio soprattutto perchè, a causa dei prescritti isolamenti, si dovranno ridurre le sedie intorno alla tavola ed, a causa delle restrizioni economiche, si dovranno ridurre le pietanze da portare a tavola. Ma i sacrifici più pesanti sono quelli imposti a negozianti ed esercenti vari. Certamente non sarà un Natale sobrio per le grandi catene multinazionali di vendita on-line, Amazon e Co, le quali non temono il Covid, forse lo apprezzano, perchè è evidente che ovunque ha colpito mortalmente solo i piccoli esercenti.

Non vi sono dubbi che anche quest'anno si troverà il modo di accendere le luminarie al Corso Garibaldi, ma non sarà sufficiente per riaprire i negozi e per farvi accedere gli acquirenti.

Non v’è dubbio che finora le maggiori vittime della pandemia sono state le piccole imprese con i relativi lavoratori, le cui sofferenze non termineranno con la chiusura delle festività. Ne ha piena coscienza il Governo?

Sarà pure un Natale sobrio, senza sprechi e senza abbracci-così come lo vuole il premier Conte-tuttavia non sarà triste e povero come fu quello del 1943 che, pur essendo estremamente triste e povero, non fu privo di speranza e fede nella ricostruzione e nella rinascita.

Speranza e fede non mancavano allora, a maggior ragione non debbono mancare ora.

ROBERTO COSTANZO