Da ''Il Fronte dell'Uomo Qualunque'' a ''La qualunque'' In primo piano

Populista, sovranista, estremista, razzista, fascista, qualunquista.

Tutte parole che finiscono in ista (tranne comunista, ovviamente) le quali - secondo la narrazione in voga - hanno qualcosa di malefico, di evocativo di pericoli per l’umanità.

Parole al vento. Parole senza senso.

Da sferrare come clave su chi non intende omologarsi all’imperante buonismo di maniera, usate da coloro che non hanno una thesi da contrapporre ad una antithesi.

Immature mode infantili per nascondere il vuoto che le connota, finalizzate alla ricerca di una facile visibilità e di un tornaconto personale, che ricordano tanto le “convergenze parallele” di non remotissima memoria, nel gattopardesco orizzonte politico italiano in cui si cambia tutto per non cambiare niente.

In questo gioco sporco delle tre carte la parola perde significato per diventare pietra, offesa pesante, da scagliare sull’avversario, su chi non la pensa come te.

Non conta la storia, non conta l’identità nazionale, non conta la difesa dei confini, non conta la difesa delle radici cristiane.

Non si contrappone argomento ad argomento, ragionamento a ragionamento per cercare di risolvere gli irrisolti problemi comuni, ma bottega a bottega, protagonismo a protagonismo, interesse ad interesse.

Tabula rasa. Il buonismo planetario stempera tutto in un indistinto astratto magma dove non c’è confine tra il diritto dell’uno ed il diritto dell’altro. Non ci sono regole che non si possano calpestare in nome di una ipocrita e pelosa finta umanità.

Insomma, è l’anarchia l’anima del comatoso stato politico, giuridico e sociale della nostra bella Italia.

Eppure tutti i Profeti del buonismo cosmico, - quei politici, giornalisti, magistrati, scrittori con l’iniziale minuscola, - pronti sempre ad invocare (molte volte a sproposito) la Costituzione più bella del mondo, non ricordano che essa è anche il frutto del qualunquismo.

Sì. Del Fronte dell’Uomo Qualunque, partito fondato dal napoletano Guglielmo Giannini, - nato sulle ali del settimanale L’Uomo Qualunque da lui ideato nel 1944, - che alle elezioni del 1946 ottenne il 5,27 % dei voti (1.211.956) e l’assegnazione di trenta seggi, candidando alla Presidenza della Repubblica l’unica donna presente nell’Assemblea Costituente, Ottavia Penna Buscemi.

Quindi, il qualunquismo, volente o nolente, ha contribuito a scrivere la Magna Charta della Repubblica Italiana, con buona pace di coloro che, non avendo idee, usano il termine per offendere le posizioni degli altri.

Morale della favola: è meglio il vituperato qualunquismo di rango costituzionale allo squallore di una politica “La qualunque”.

UGO CAMPESE