Dove eravamo rimasti? In primo piano

Dove eravamo rimasti?

E’ da un po’ che non ci si sentiamo.

Non preoccupatevi, non è successo nulla.

La vita scorre con andamento lento, per dirla alla De Piscopo.

Benevento continua ad essere avvolta nello suo stato di indelebile torpore, con strade dissestate, verde debordante, topi scorrazzanti, sporcizia varia ed anarchia quotidiana.

Gli amministratori continuano nell’opera di disorganizzata organizzazione, con risultati ben al di là di ogni fervida fantasia. Uno contro l’altro e tutti contro tutti, scambiandosi ruoli e posizioni in un gioco gattopardesco tipicamente italiano. Ognuno aspira a guadagnarsi il suo pezzo di paradiso in terra. Assisi assessori, consiglieri delegati molto delegabili, vicesindaci a rotazione come nella ruota della fortuna.

Sembra di assistere ad uno dei pirotecnici spettacoli del circo de soleil.

Si aspira all’immobilismo totale. Sono sicuro che ce la faremo.

Nessun segnale di vivacità sociale, di sforzo di cambiamento, nessuno stimolo intellettuale o confronto di opinioni su quelle piccole cose che possono migliorarci la quotidianità; solo luoghi comuni, proclami da non mantenere, colpe da scaricare, passerelle mediatiche, vuoti bla, bla, bla.

Eppure basterebbe poco per riappropriarsi di una vita che “valga la pena di essere vissuta”.

Per riscoprire la curiosità, la semplicità e la dedizione per il fare, che un tempo costituivano il motore degli uomini; il vecchio rimboccarsi le maniche.

Il cercare di sentire l’anima della propria città natale, di capirne la storia e la vocazione più intima, di dissodare le inesplorate potenzialità del suo humus, senza lamentarsi a prescindere o decidere di scappare vigliaccamente dalle proprie radici o, peggio, da se stessi, credendo che il semplice cambio di luogo possa affrancare da responsabilità ed incertezze.

Uno dei canoni fondamentali della teoria del disegno è la prospettiva. Per dare l’idea della profondità, della distanza, della dimensione di un soggetto (paesaggio o altro che sia) occorre tirare linee rette partendo da un punto. Ed avverrà il miracolo.

Come per incanto tutto apparirà in divenire. L’immagine, non più schiacciata nella piattezza ma dinamica e mossa, lascia trasparire il fluire dello spazio ed immaginare quello del tempo.

Ecco. Quello che oggi manca è il punto di partenza da cui tracciare la prospettiva di una città, di una vita sociale e lavorativa, di un sano confronto fra idee, del ricercare quei pochi valori che costituiscono i punti cardinali dell’esistenza umana.

Prevale il ghirigoro, la vita da bar e davanti ai bar, il vagare senza meta, lo stazionare sulla riva aspettando che passi il fiume della vita nell’attesa annoiata che ne cali il sipario.

Ognuno, se vuole, può cambiare il proprio passo.

Può alzarsi la mattina alla ricerca di un centro di gravità permanente, protendersi nella giornata come in un quadro di Sironi, disegnando finalmente la sua nuova prospettiva di vita.

UGO CAMPESE