Francesco Di Donato ordinario di Scienze Politiche alla Federico II di Napoli In primo piano

Francesco Di Donato (1964), beneventano di nascita, è il primo “professore ordinario” a essere chiamato sulla cattedra della Facoltà (che oggi si chiama Dipartimento) di Scienze Politiche dell’Università di Napoli Federico II. Di Donato ha vinto un concorso dinanzi a una commissione internazionale voluta da Gaetano Manfredi rettore quando il concorso fu bandito e oggi ministro dell’Università. La commissione è stata presieduta dal professor Jacques Krynen dell’Università di Tolosa, considerato il più illustre storico vivente del diritto e delle istituzioni del mondo.

Di Donato, al quale è stato affidato l’insegnamento di Storia delle istituzioni politiche, vanta un lungo curriculum internazionale ed è stato ritenuto, secondo la commissione giudicatrice, il più importante specialista di Storia costituzionale in Italia e in Francia.

Prima di approdare alla Federico II, università dove si formò come studente e dottorando di ricerca tra la seconda metà degli anni Ottanta e i primi del Novanta del secolo scorso, dopo una più che decennale permanenza all’estero (soprattutto in Francia), il nostro Di Donato ha insegnato in vari atenei italiani, tra cui anche quello del Sannio, della Calabria, di Napoli Parthenope, di Salerno) ed è stato visiting professor in molte prestigiose università straniere soprattutto in Francia, in Spagna, in Argentina, in Africa e negli Stati Uniti.

I suoi interessi scientifici si sono concentrati sulla storia delle idee politiche e giuridiche con particolare attenzione al conflitto tra i poteri dello Stato (e specialmente all’attualissima questione dello scontro tra magistratura e politica: tema sul quale ha pubblicato con Il Mulino nel 2010 un libro di grande successo, La rinascita dello Stato). Di Donato, che raggiunse la cattedra di ordinario a 40 anni, nel 2004, ben al di sotto della media nazionale ha sviluppato una particolare interpretazione della storia occidentale imperniandola sul concetto innovativo di “civilizzazione statuale”.

Tra le sue numerosissime pubblicazioni (103) oltre la metà sono in lingue straniere, soprattutto in francese, in inglese e in spagnolo. Nel 1997 pubblicò un lungo saggio sulle «Annales», la più prestigiosa rivista storica del mondo (fondata da Marc Bloch e Lucien Febvre e poi diretta da Fernand Braudel). Grande ammiratore di Alfredo Zazo (che tuttavia, immeritatamente, non divenne mai professore ordinario), divoratore di libri (ha una biblioteca di oltre 40.000 volumi), Di Donato ha sempre coltivato una inesauribile passione per la storia e la filosofia.

Il suo ultimo libro (un volume di oltre 1000 pagine che sta per uscire dall’editore napoletano De Dominicis Editoriale Scientifica) ha un titolo molto fantasioso: 9871, l’inversione della data fatidica del 1789. Il volume è stato prefato da Francesco Paolo Casavola, ex presidente della Corte Costituzionale. Gli studenti dell’università di Napoli in Scienze politiche vi studieranno a lungo, ha scritto l’insigne storico del diritto romano, e ogni studioso della materia dovrà da oggi confrontarsi con le idee che vi sono espresse.

Per la prima volta nella sua storia la comunità beneventana esprime attraverso questo suo rampollo, figlio di un ex sindaco della città, una eccellenza in una delle carriere notoriamente più ardue e difficili di quello che una volta si chiamava cursus honorum in uno degli atenei più antichi e prestigiosi d’Europa.