G20 e COP26 riguardano anche il Sannio In primo piano

Il G20 di Roma e il COP26 di Glasgow non hanno deciso molto però hanno detto molte cose interessanti: ci hanno detto che gli USA, la UE e il mondo intero sono ormai molto preoccupati dall’eccessivo riscaldamento globale e dall’incontenibile inquinamento climatico.

Il territorio e l’ambiente rischiano ovunque di perdere vivibilità e capacità produttiva. Questo vale anche per una piccola realtà territoriale come il Sannio, che pur non avendo gravi colpe e responsabilità dei disastri che ha subito e rischia ancora di subire, oggi ha pure l’opportunità di essere interessata positivamente in programmi e progetti di ripresa e rinascita geoambientale. Sbaglia quindi chi pensi che quanto è stato detto al G20 è al COP26 interessi relativamente il nostro territorio provinciale.

Le proteste e le sollecitazioni dei giovani, guidati da Greta Thunberg, ormai non lasciano indifferente più nessuno, sebbene i vari Governi ancora non riescano a concordare modi e tempi precisi per raggiungere il comune obiettivo di salvare il pianeta. Oggi il tasso di inquinamento atmosferico e di dissesto idrogeologico in Italia ha raggiunto livelli estremi, per cui l’attuale modo di produrre e di vivere deve essere ampiamente modificato. Si tenga conto che il nostro paese importa il 90% delle energie fossili che consuma. Importiamo veleno, che potrebbe comunque essere eliminato con un maggiore impiego di energie rinnovabili. Si tenga conto inoltre che l’uso delle rinnovabili (eolico e fotovoltaico) non solo abbassa l’inquinamento atmosferico ma contribuisce sensibilmente anche a ridurre l’importazione di carburanti fossili dall’estero, che di solito sono inquinanti. Quindi un vantaggio economico oltre che ambientale.

Secondo le indicazioni emerse dal G20 e dal COP26, entro il 2030, nell’UE si dovrebbero spegnere 130 centrali a carbon fossile; contenere nell’1,5% l'aumento del riscaldamento globale; piantare in tutto il mondo mille miliardi di alberi; più che raddoppiare la produzione di energie rinnovabili in Italia. Se questo è il percorso da seguire, possiamo dire che per il Sannio si aprono interessanti prospettive. Difatti con l’invaso di Morcone-Campolattaro possediamo la più vasta raccolta d’acqua della Campania; nel campo boschivo disponiamo di lunga esperienza unitamente alla natura particolarmente vocata alla silvicoltura; e in materia di energie rinnovabili abbiamo una primaria posizione (500 impianti eolici con una potenza di 700 megawatt e una capacità produttiva di circa 1000 megawatt-ore, che unitamente a quanto forniscono gli impianti fotovoltaici ci faranno produrre almeno il doppio di tutta l’elettricità consumata in provincia). Le rinnovabili ormai rappresentano la prima industria del Sannio.

Per salvare il pianeta-ne sono stati tutti convinti al meeting di Glasgow-è necessario contenere l'emissione di CO-2: per fare questo bisogna ridurre il consumo di energie fossili e pertanto sviluppare le rinnovabili, che non è molto facile in questo momento, viste le divergenze esistenti tra le varie correnti e istituzioni ambientaliste italiane, in quanto le pale eoliche e i pannelli solari oggi sono sostenuti dai climatologi ma avversati dai paesaggisti....

Ecco perchè, oltre ad una precisa politica energetico-ambientalista, qui in Campania, serve subito una normativa regionale per pianificare gli insediamenti e la gestione dei parchi eolici e degli impianti fotovoltaici. Serve una precisa normativa per il funzionamento delle cosiddette comunità energetiche e per la realizzazione di centri intercomunali di accumulo. Ma soprattutto le amministrazioni locali debbono essere partecipi e non succubi dei provvedimenti autorizzativi e debbono soprattutto essere cointeressati ai ricavi finanziari degli impianti eolici. L’insediamento di pannelli solari nello spazio rurale va considerato un’attività dell’azienda agricola, secondo la normativa nazionale in materia di agricoltura multifunzionale.

La trasformazione ecologica, che comunque sarà provocata dal COP26, potrebbe modificare in senso positivo il modo di governare il singolare patrimonio naturale del Sannio: sia idrico che geologico, boschivo, eolico e solare. Come un’industria del territorio. Ma non sarà una trasformazione automatica, nè semplice. Dobbiamo convincerci che ormai non siamo una provincia povera da sussidiare ma un territorio dotato di importanti risorse energetiche da valorizzare e mettere a frutto.

ROBERTO COSTANZO