Il giudizio universale In primo piano

Questo periodo di vita sospesa, nel quale di ora in ora si rincorrono notizie sempre più angoscianti, al pari degli ondivaghi decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, richiama alla mente, non so per quali oscuri meccanismi, un film in bianco e nero che tanti anni fa ho visto insieme a mio padre e che è rimasto impresso nella memoria di bambino.

Il titolo era “Il giudizio universale”, diretto da Vittorio De Sica e tratto da un soggetto di Cesare Zavattini, con un cast di attori assolutamente stellare: Alberto Sordi, Nino Manfredi, Vittorio Gassman, Renato Rascel, Paolo Stoppa, Fernandel, Silvana Mangano, Marisa Merlini, Anouk Aimée, Lino Ventura, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, e molti altri, con una piccola partecipazione anche di Domenico Modugno e Mike Buongiorno.

Ambientato a Napoli si apriva con la scena di una voce stentorea che dal cielo plumbeo annunciava: “Alle 18 comincia il Giudizio Universale”. Annuncio che veniva ripetuto con crescente insistenza con il trascorrere del tempo.

E’ come un sasso caduto in un formicaio: una folla di personaggi si muove e s’agita sotto l’influsso di quella voce implacabile. C’è chi tenta di salvarsi denunciando i propri peccati, chi si propone di rinunciare alle proprie vendette, chi si dimostra incredulo, chi trova rifugio al terrore nella più pazza spensieratezza. Ma dopo l’inizio del grande processo, a cui tutti possono assistere attraverso la televisione, il giudizio è bruscamente interrotto e sulla città comincia a cadere una pioggia torrenziale. E’ un nuovo diluvio, che sostituisce più drasticamente e definitivamente il giudizio? Tutti lo temono. Ma non si tratta che d’un violento temporale che presto s’esaurisce. Finita la paura, ciascuno torna alle antiche abitudini, dimentico del propositi fatti poche ore prima sotto l’assillo della paura”.

Questo originalissimo film, che oscilla tra il neorealismo ed il surrealismo (assolutamente geniale, specie se si pensa all’epoca in cui fu girato, il 1961), mi sembra riassumere bene lo tsumani che si è abbattuto sul Bel Paese.

E’ la fotografia della natura umana, che non muta mai. Il giovane, che si crede immortale ed irresponsabilmente sfida il pericolo; l’uomo maturo che cerca di comprenderlo e di improntare il comportamento a prudenza; l’anziano che cerca di riguardarsi nella speranza che passi presto “a nuttata”.

E’ la certezza dell’incertezza, della precarietà che pervade la vita.

E’ il cadere improvvisamente per terra e comprendere la fragilità umana. Siamo tutti canne mosse dal vento; c’è chi si piega ma resiste e chi si spezza.

E’, però, anche l’opportunità di riscoprire i sentieri reconditi ed inesplorati dell’anima.

Con la speranza che, una volta passata la paura, non ci rituffiamo con disinvoltura nelle antiche pratiche di indifferenza e di sopraffazione.

E’ il tempo di recuperare il senso dell’essere; di imparare bene la lezione.

Perché errare è umano, ma perseverare è diabolico.

UGO CAMPESE