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Un’economia ferma, imprese che cessano d’esistere, negozi che chiudono, genitori che vedono i loro figli scappare via dal Sannio in cerca di un futuro migliore: sono circa 4mila - ma forse anche di più - i giovani beneventani che negli ultimi dieci anni hanno salutato (per sempre?) amici ed affetti.

I dati statistici pubblicati di recente sulla stampa nazionale sono semplicemente scioccanti e lasciano intravvedere la desertificazione della città e dei nostri paesi.

Nonostante tutto però possiamo farcela e far uscire il Sannio dal tunnel.

La strada è lunga e difficile, le difficoltà da superare sono diverse, ma nel Sannio abbiamo tutto ciò che oggi serve per lo sviluppo: paesaggio, siti culturali, un’agroindustria eccellente, un artigianato di qualità, vini e gastronomia. Abbiamo ascoltato i rappresentanti dei quattro settori più importanti dell’economia sannita: dall’artigianato all’agricoltura, dal commercio alla piccola industria.

1) Recenti statistiche ci dicono che nel Sannio nascono sempre meno bambini e quindi, grazie anche alla forte emigrazione in atto, si prospetta un pauroso calo demografico. Cosa si può fare, concretamente?

2) Per ciò che riguarda il suo settore, quali rimedi propone per arginare questo disastro?

Pasquale Lampugnale, piccola industria

1) “La questione del calo demografico rappresenta un problema sollevato in più occasioni che riguarda in maniera prioritaria il sud del Paese. I dati relativi alla provincia di Benevento mettono in evidenza, nel 2018 una popolazione di 277.018 abitanti che pesa per il 4,7% sul totale della Campania, con una densità abitativa di 133 abitanti per kmq, un dato quest’ultimo che stride fortemente con i 2.617 abitanti/kmq della provincia di Napoli e che ci fornisce la misura delle opportunità che potrebbero derivare da una redistribuzione della popolazione campana. In linea con il resto del Paese, il territorio sannita risente del calo demografico causato dalla contrazione delle nascite, che ci restituisce un saldo naturale della popolazione (differenza tra nati e morti) costantemente negativo dal 2013 ad oggi. Si registra, inoltre, un’inversione anche sul saldo migratorio, probabilmente frutto delle politiche restrittive a livello nazionale, che rende ancora più forte il dato finale. Il maggior numero di nascite dipende da tanti fattori, primo fra tutti, una condizione economica più stabile capace di accompagnare questo processo, abbinata ad un sistema di servizi ed infrastrutture sociali più qualificato”.

2) “La provincia di Benevento necessita di investimenti sia infrastrutturali che privati. Migliorare la rete di collegamenti e puntare su fattori di attrazione di nuovi investitori sul territorio, significa assecondare le condizioni per creare aziende più competitive e favorire la crescita economica e il benessere sociale, ma anche migliorare la mobilità. Credo che queste siano le azioni alla base di un percorso che miri ad un territorio più competitivo che possa richiamare popolazione e favorire le politiche rivolte alla famiglia”.

Antonio Campese, artigianato

1) “Sono le conseguenze di anni e anni di errori, di depauperazione del Sud e di gap infrastrutturale. Oggi i nodi vengono al pettine. Bisogna assolutamente recuperare il nodo infrastrutturale e bisogna sicuramente far sì che attività formative ed informative dei nostri giovani, rimangano qui. Ma per fare questo, ci vuole un forte intervento infrastrutturale. Il Sud, e la provincia di Benevento in particolare, devono diventare fruibili”.

2) “Io credo che si debba tornare alla manualità e all’apprendistato vero: sono stati snaturati questi concetti, anche negli interventi di welfare. Va ripresa la centralità degli istituti tecnici e delle figure professionalizzanti, con delle sacche di welfare che diano una fiscalità di vantaggio a queste attività, che sono state molto penalizzate in questi anni”.

Gianluca Alviggi, commercio

1) “Quando nel 2000 si diede al centro storico un nuovo assetto urbanistico rendendo Ztl (zona a traffico limitato) gran parte dell’area, si è deciso di uccidere il commercio e l’artigianato. In questi 20 anni le migliori attività di vicinato hanno chiuso e sempre più si sono avvicendati negozi di scarso target: oggi il centro storico cittadino, è null’altro che il prolungamento della villa comunale. Altra scelta scellerata sono stati i due centri commerciali in città, che hanno coinciso con l’apertura della pedonalizzazione di corso Garibaldi. È stato un cocktail micidiale per tantissime imprese familiari, vera spina dorsale della nostra economia”.

2) “La mancanza di lavoro, quindi di reddito, equivale ad una mancanza di serenità. Oggi i nostri giovani migrano, prepariamoci a vedere solo teste bianche in giro per le strade. La politica su tutto questo ha una grande responsabilità. E allora penso che un per Benevento città possa essere quello di riavvolgere il nastro e riaprire al transito cittadino il corso Garibaldi, senza alcuna esitazione”.

Gennarino Masiello, agricoltura

1) “Il calo demografico inarrestabile è dovuto principalmente a due concause. Da una parte c’è il saldo negativo tra nascite e decessi, che investe l’intera Penisola ed in particolare le aree interne del Mezzogiorno; dall’altra c’è la nuova emigrazione dei giovani, che in questi luoghi non trovano prospettive di lavoro. Un combinato disposto devastante, che pesa come un macigno sul futuro del territorio. Coldiretti porta avanti una grande battaglia su questo fronte, con risultati positivi che in parte hanno frenato il trend negativo: se l’agricoltura non fosse tornata protagonista - con gli investimenti, la multifunzionalità, il diffuso rinnovo generazionale alla guida delle imprese - il dato statistico di oggi sarebbe molto più drammatico. Certo che non basta, occorre creare traiettorie di futuro per trattenere i giovani ed innescare sviluppo. Per farlo bisogna abbandonare approcci solitari ed imparare a costruire ‘reti virtuose’ in grado di mettere in connessione i principali settori produttivi con le comunità locali, con l’associazionismo, con gli enti locali. In altre parole: avere una visione del territorio per i prossimi quarant’anni”.

2) “La produzione di cibo è la principale leva di sviluppo per la nostra provincia, con numeri positivi sia per le imprese agricole che per l’industria agroalimentare. I numeri dell’export e dei fatturati dimostrano che è 'la ricetta vincente' per creare lavoro e ricchezza. Ma siamo solo all’inizio di una rivoluzione necessaria per mettere a sistema tutto questo. Un’occasione utile è costituita dai Distretti del Cibo, un'intuizione positiva che Coldiretti ha colto fin da subito nelle sue potenzialità. I Distretti Agroalimentari di Qualità (DAQ) e i Distretti Rurali (DIR) rappresentano un’opportunità per la costruzione di una strategia condivisa ed efficace sui territori, esaltando il ruolo dei veri protagonisti. I DAQ fanno perno sui prodotti a denominazione, che rappresentano i pivot intorno ai quali costruire progetti di filiera, mettendo in connessione le aziende produttrici. È del tutto evidente che questo approccio spinge verso la necessità di fare rete e mette a fattore comune gli investimenti in aree omogenee. Avere uno spazio di programmazione che parte dai punti di forza, le filiere, significherà scongiurare il rischio di scelte astruse e scollegate dai reali bisogni delle imprese e delle comunità locali, costruendo un solido argine contro lo spopolamento”.

GIUSEPPE CHIUSOLO

Foto: in apertura Pasquale Lampugnale, quindi, in basso a partire da sinistra, Antonio Campese, Gianluca Alviggi, Gennarino Masiello 

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