La questione prescrizione in tre parole In primo piano

La questione prescrizione in tre parole.

Le leggi sono fatte per garantire la libertà degli individui. Non si può sacrificare questa libertà per aumentare l’uno o l’altro potere dello stato (il legislativo, l’esecutivo e il giurisdizionale). La libertà personale è posta come il fondamento della dignità civica (libertà di voto, libertà di culto, libertà di pensiero). Ogni restrizione di tale libertà deve essere disciplinata per legge e non può essere assunta da autorità amministrative e giudiziarie, se non in forza di una legge.

La limitazione della libertà personale non può che essere temporanea. Il processo, che è fatto per attingere una responsabilità certa in ordine ad un fatto accaduto, deve durare lo stretto necessario. Se non si trovano prove certe, nessuno può essere tenuto in galera in attesa che la ricerca infinita produca effetti, magari costringendo il reo a “collaborare”.

La persona imputata di una ipotesi di reato non giura di dire la verità (questo è dovere del testimone), non deve aiutare il giudice qualora brancoli nel buio, è legittimato a qualsiasi scaltrezza (anche a questo serve l’avvocato obbligatorio per legge), ha tutto il diritto di vedere finita la sua soggezione al processo con la possibile prescrizione. Cioè con lo spirare di un termine fissato dalla legge oltre il quale il processo si estingue.

Non esiste nella civiltà giuridica che una persona (non solo il cittadino) possa essere privata del bene primario della libertà per “esigenze” oscure o “in corso di perfezionamento” (un pentito sta parlando e potrebbe essere utile non far scappare chi è in galera per cui sarebbe “giusto” che ci resti).

Chi vuole togliere la prescrizione, dunque, vuole squilibrare il sistema dettato dalla Costituzione modificando di fatto la “presunzione di innocenza” (da cui parte ogni iniziativa giudiziaria) in “presunzione di colpevolezza”. Con la conseguenza che non è il PM che deve esibire le prove della colpevolezza, ma è l’imputato che deve dimostrare di “non aver fatto nulla di male”. Probatio diabolica, dicevano i romani, cioè logicamente inconcepibile.

MARIO PEDICINI