Napoli Città Metropolitana fuori dalla Regione In primo piano

Anche per gli effetti della definizione della “zona rossa” sono riemersi antichi rigurgiti contro Napoli, la napoletanità e il peso sproporzionato che la città capoluogo si trova ad avere in Consiglio Regionale, costituendo un paradossale (ma reale) consiglio provinciale napoletano con ammessi in qualità di uditori pochi disturbatori del quadrilatero CE-BN-AV-SA. E si ripropone l’antico complesso del sindacalista che si sfogò annunciando: “Io me ne vado da questa sporca Italia” e a chi gli chiese “E dove te ne vai?” non seppe dire meglio che “Me ne vado da mio cognato. A Bolsena”. C’è chi da noi evoca una fuga in Molise.

A me pare che i problemi non si affrontano sognando un “altrove” immaginato come risolutivo.

Negli anni ci è toccato di discuterne. Siamo in presenza, adesso, di una drammatica realtà che riguarda tutto il mondo. Ma non tutto il mondo è uguale e non tutta l’Italia è uguale. E neanche tutta la Campania è uguale. So che in Piemonte, che pure è zona rossa, sono classificate diversamente piccole aree provviste di spazi verdi presso le quali gli abitanti della zona possono muoversi senza troppe limitazioni.

E’ quello che il sindaco Mastella, nel suo accorato (e forse anche sconfortato) messaggio telefonico, ha voluto dire. Si poteva “governare” l’emergenza in Campania tenendo conto delle diversificate realtà geografiche, urbane e agricole. Ha prevalso alla fine un dispettoso autoritarismo, da parte del presidente De Luca, per mero opportunismo politico (Antonio Polito sul Corriere della Sera del 14 novembre è stato molto chiaro in proposito). Onestà vuole si dica che, però, nessuno ha avanzato una proposta del genere. Voglio dire consigli comunali, quel che resta delle Province, quel che resta dei partiti e compagnia non bella.

Abbiamo assistito ad un sordo duello, fatto di dribbling e finte sia da parte del Governo che delle Regioni. Sono in ballo cifre enormi di pubblico danaro da erogare e da trovare. Una Regione classificata rossa riscuoterà ”ristori” per i sacrifici che è chiamata a sopportare: qualcuno avrà argomenti per chiedere, a tempo debito, voti in cambio. E’ sembrato che Lombardia e Piemonte (le prime “rosse” di questo novembre) fossero destinatarie di un trattamento di favore. Non pochi in Campania hanno pensato: perché Lombardia sì e Campania fuori?

La Campania in zona rossa, oltre ai ristori verso le attività sospese, reclama sussidi a pioggia per tutti i cittadini, comprendendovi le miriadi di lavoratori in nero: si pensi solo ai tanti “indispensabili” parcheggiatori abusivi.

Direi che l’emergenza pigliamocela come viene, sperando che i vaccini possano farci arrivare a Pasqua con qualche motivo di fiducia. Scordiamoci Santa Lucia, Natale e la Befana più Sant’Antuono e Carnevale.

Non possiamo però perdere l’occasione per prospettare una possibile soluzione. Facciamo il discorso sulla Campania, ma si capirà facilmente che riguarda quasi tutte le regioni.

La Costituzione afferma (art. 114) che “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città Metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato”.

La nascita e la attivazione della Città Metropolitana ha creato un mostro. Nel caso nostro il mostro è Napoli che, con tutti i comuni della ex provincia, è titolare di una potestà di governo (e relative risorse finanziare) propria della Città Metropolitana. A questo punto sorge spontanea una domanda: ma perché Napoli, elevata a Città Metropolitana con tutta la sua ex provincia, deve stare pure nella Regione con la preponderante e incontrastabile maggioranza?

Si può quanto si vuole ritenere che Benevento deve avere una rappresentanza più consistente in Consiglio Regionale. Finché ci sarà Napoli, le quattro province non conteranno mai per darsi un peso determinante in Consiglio Regionale. La soluzione è una sola: il riconoscimento della incompatibilità tra Città Metropolitana e Regione Campania. La Città Metropolitana è un super-organismo amministrativo per il governo del territorio provinciale. Territorio, dunque, che ha poco o nulla da chiedere alla Regione. Lo status speciale della città metropolitana conduce ad un risultato inevitabile di separazione e indipendenza dalla Regione.

Questa la conseguenza: nel territorio regionale ci dovranno stare una Città Metropolitana (con una popolazione di 3.082.905 abitanti) e una Regione: quest’ultima con il territorio e le popolazioni delle province di Avellino (413.926 abitanti), Benevento (274.080 abitanti), Caserta (922.171 abitanti) e Salerno (1.92.905 abitanti) per un totale di 2.702.956 abitanti (dati Istat al 31 dicembre2019).

Ecco una battaglia da condurre unendo le forze e coinvolgendo anche le altre regioni (non è che Milano, Roma, Firenze, Bari o Torino non siano viste nelle loro Regioni come usurpatrici di troppe funzioni, e soldi, rispetto ai restanti territori).

Tornando a noi, un Consiglio Regionale col solo bacino elettorale delle quattro province sarebbe costituito da una rappresentanza più articolata dei territori e comunque tale da doversi organizzare con alleanze per governare, sapendo che in partenza nessuna provincia potrà mai avere da sola la forza del monopolio.

Questa è la soluzione. Se ci crediamo, diamoci da fare.

Vediamo chi inizia.

MARIO PEDICINI