Tra pini e pigne in testa In primo piano

L’autunno è una stagione durante la quale avviene una serie importante di interventi per la cura del verde. Ci permettiamo di richiamare l’attenzione degli amministratori comunali, invitandoli a prendere coscienza del ruolo che essi ricoprono per la corretta interpretazione delle leggi in merito. Non bisogna andare lontano per trovare un vademecum dettagliato: basta leggere e applicare il Decreto del Ministero dell’Ambiente del 10 marzo 2020.

Chiariamoci una volta per tutte. Non è che prima di questo decreto si potesse fare a capocchia. Questo documento, però, semplifica il lavoro di ricerca del quadro normativo. L’assessore, il dirigente e ogni addetto dell’apparato lo devono tenere sempre a portata di mano. Ogni intervento in dispregio di questo documento è sanzionato.

La Costituzione tutela il paesaggio e la salute umana. Ebbene, gli alberi e le piante costituiscono una parte importante del paesaggio e svolgono una insostituibile funzione per garantire condizioni ambientali atte a consentire la vita: consumano anidride carbonica e la trasformano in ossigeno. Uno degli esempi più clamorosi di attentato a questa funzione è la prassi sconsiderata della capitozzatura: a Benevento è consuetudine e ne abbiamo dato innumerevoli prove fotografiche. L’albero al quale si taglia tutto annulla o riduce gravemente la produzione di ossigeno.

Il decreto ministeriale dice una cosa banalissima: il personale addetto deve avere le necessarie competenze. Si traduce così: non è potatore chi si sia impossessato di una motosega, con l’intento di produrre legname.

Se non diventerà carta straccia, come molte leggi svanite nel nulla, il decreto impone ai Comuni il censimento delle piante di proprietà che deve avvenire con l’apposizione di una targhetta numerata su ogni pianta, il che comporta la redazione di un apposito inventario di tutto il patrimonio verde. Se l’assessore vuol vedere come hanno fatto altri può fare un salto a Termoli, che ha già iniziato.

Il risultato finale sarà la realizzazione di un “inventario”. Lo scopo più facile da capire sarà di impedire il taglio sconsiderato delle piante. Ogni albero, grande o piccolo che sia, monumentale riconosciuto o meno dalla Sovrintendenza (magari per l’inadempimento di qualcuno), viene cancellato dall’inventario solo con un regolare “certificato di morte”. E’ interesse personale del sindaco, poi, che l’inventario sia aggiornato dal momento che a fine mandato è tenuto a presentare la rendicontazione degli alberi piantati e di quelli abbattuti.

Tutto questo c’entra qualcosa con il Viale degli Atlantici? I numeretti inchiodati sui pini non fanno parte del censimento voluto dal decreto del Ministro dell’Ambiente. Fanno parte di una contabilità mortuaria: facilitare l’identificazione degli alberi da abbattere. Due volte sono stati numerati i pini del Viale, dapprima con marchette nere e, dopo aver effettuato alcuni tagli (tra cui i famosi dodici di cui è traccia in qualche documentazione municipale), con marchette bianche.

Della delibera di giunta del 4 marzo 2020, che ordina alla struttura comunale di procedere al taglio, abbiamo già ampiamente trattato. L’intervento di cittadini si è fatto sentire, anche chiamando in causa specialisti di riconosciuta autorevolezza. Il Comune ha fatto ricorso a propri esperti, cambiandoli in corso d’opera (ha cambiato pure due assessori). L’ultimo consulente, che sembra aver messo mano al taglio notturno del pino n.81, sta operando con una certa cautela. Il Comune ha arredato il Viale con rosse recinzioni, ha fretta di sistemare la pavimentazione dei marciapiedi.

Non abbiamo difficoltà a trovare incoerente una progettazione dei marciapiedi con una fase di ripensamento cica la sorte dei pini. Se i lavori dei marciapiedi sono figli della delibera del 4 marzo, si possono pure legittimamente annullare. Qualcuno sui social ha parlato di rapporto costi/benefici. Ebbene non è ammissibile nessun calcolo di questo tipo quando sono in ballo beni tutelati. I pini del Viale degli Atlantici, come ha ben illustrato l’architetto Giuseppe Cantone su Realtà Sannita n.15/16 dello scorso settembre, sono un bene di valore significativo del paese Italia. L’esperto avrebbe espresso l’opinione che la gran parte dei pini è in perfetta salute. Ebbene, gli alberi tutelati dalla legge, se malati vanno curati, se storti vanno sostenuti con idonea impalcatura, devono ricevere le cure ordinarie di una potatura intelligente e non le sforbiciate dei vigili del fuoco o di mancati carpentieri dotati di motoseghe.

Un’ultima argomentazione è apparsa all’orizzonte. I pini intralcerebbero il flusso degli utenti della ipotizzata Cittadella degli Uffici da piazzare nell’ex seminario regionale già sede della Scuola Allievi Carabinieri. A parte ogni considerazione sulla fattibilità di questa “pensata” (dove sta scritto che tutti gli uffici pubblici devono stare in un unico complesso?), non sono i pini che devono cedere metri quadrati; semmai si devono progettare le superficie da sottrarre al traffico automobilistico.

Infine c’è chi dice che, però, i pini sono a fine vita. Quei pini, i nostri pini, vedranno la morte di molti attuali protagonisti di contorti discorsi, prima di passare loro a miglior vita. Date uno sguardo ai pini della Villa Comunale piantati nel 1873 o a quelli di Villa Colomba forse ancora più anziani. Vi danno l’idea che cadranno domani?

P. S. Ernesto De Gennaro, ragioniere capo di un ufficio statale nel quale ho operato, soleva dire di chi non afferrava il senso delle parole: “Tene e’ pigne ‘n capa”. Non avendo mai capito se le pigne sono quelle che cadrebbero in testa oppure i pinoli che entrerebbero all’interno dell’organo chiamato cervello, non riesco a precisare chi è che in questa lunga odissea tiene le pigne in testa. Ma teniamo comunque presente la saggezza di Di Gennaro.

MARIO PEDICINI