Un cimelio da conservare. In quella cassetta arrivava la posta per Padre Pio In primo piano

In Pietrelcina facevano, ancora qualche tempo fa, bella mostra di sé due cassette postali risalenti alle Regie Poste, istituite nel 1862, quindi siamo appena dopo l’Unità d’Italia avvenuta nel 1861, nelle quali confluirono tutte le amministrazioni postali degli Stati preunitari. Nel 1886, la Direzione Generale delle Poste commissiona all’Officina Meccanica di Ettore Calzone il modello delle cassette postali che, nel paese di Padre Pio, da allora, hanno svolto il loro silenzioso compito, e se vogliamo farlo emergere con tutto il rispetto che merita, il loro prezioso servizio pubblico a favore della comunità pietrelcinese. Dicevamo, nell’introduzione, vi erano due cassette risalenti alle Regie Poste, di cui una (nella foto di apertura) è stata ampiamente dissertata dalla collega giornalista Annamaria Gangale nel precedente numero di codesto giornale (https://www.realtasannita.it/articoli/in-primo-piano/a-pietrelcina-una-cassetta-per-le-lettere-delle-regie-poste-ancora-funzionante.html).

La Gangale si è soffermata, nella ricostruzione storica, precipuamente su quella esistente ancora in piazza SS. Annunziata, incassata nella parete esterna di palazzo Silvestri, lato dirimpettaio alla chiesa parrocchiale di Santa Maria degli Angeli. Ed era quella che utilizzava Padre Pio quando scriveva al suo ministro provinciale dei frati cappuccini, Padre Benedetto da San Marco in Lamis, e al suo direttore spirituale, Padre Agostino da San Marco in Lamis. In quella cassetta postale delle Regie Poste, imbucava le sue missine, tantissime ne ha scritte da Pietrelcina dal 1909 al 17 Febbraio del 1916, sono gli anni della permanenza, quasi ininterrotta, di Padre Pio in Pietrelcina.

Pertanto detto, siamo riusciti a consultare la prima missiva contenuta nel suo epistolario, risale al 18 Gennaio del 1912, indirizzata a Padre Agostino ed è la numero 58. L’ultima da Pietrelcina è datata 4 Dicembre 1916, risale ad una breve permanenza in Pietrelcina. Padre Pio, in quella data, faceva già parte della comunità dei frati di San Giovanni Rotondo. Rammentiamo ancora che, in quel tempo determinato, dal convento di San Giovanni Rotondo doveva recarsi in Napoli per assolvere agli obblighi istituzionali di soldato, qual era, del Regio Esercito. E la tratta ferroviaria Foggia-Napoli permetteva la fermata del treno nella stazione centrale di Benevento. Difatti, il 6 settembre del 1916 scrive da San Giovanni Rotondo a Padre Benedetto. E quando riceveva corrispondenza, chi in Pietrelcina gliela consegnava? Presto detto, era il portalettere Vincenzo Montella, lo zio del prof. Montella. Addirittura, era lui medesimo, Padre Pio, che andava a ritirare la corrispondenza in casa del Montella. Abitava, il portalettere, in via Santa Maria degli Angeli, di fronte dove attualmente abita l’ins. Libera Montella. Siamo nella stradina che, dalla chiesa di Santa Maria degli Angeli, conduce su al rione Castello, dove dimorava Padre Pio con la sua famiglia in vico Storto Valle.

Ogni mattina, dopo la celebrazione della messa, si recava da Zì Cienzu ‘u pustiere e ritirava le sue lettere. Come ritirava Civiltà Cattolica, il cui abbonamento gli era stato donato dal Padre Provinciale. Una curiosità vogliamo svelarvi. E’ la testimonianza riferitaci dalla signorina Libera Montella. Lì, in casa del postino Montella, appena varcata la porta d’ingresso, vi era un tavolo sul quale erano collocate, provvisoriamente, le lettere in attesa di essere consegnate, come vi erano appoggiati i pacchettini postali; ai piedi dello stesso tavolo deposti i pacchi che i cittadini, preavvertiti, andavano a ritirare.

Padre Pio, aveva una sedia riservata, solo lui poteva utilizzarla, gli veniva consegnata quando arrivava e quando ripartiva veniva ritirata e riposta. Nella sacrestia, in un apposito scaffale chiuso, disponeva di calici e di paramenti personali, a lui riservati, e solo lui li doveva e poteva utilizzare. In quegli anni, a Padre Pio gli venivano imputate patologie misteriose. Un’ultima curiosità, là, in casa Montella, Padre Pio sfogliava, su autorizzazioni dei rispettivi destinatari, i giornali quotidiani destinati al dottor Andrea Cardone, suo medico curante, e al Comune di Pietrelcina, la cui sede, allora, era a pochi metri dall’abitazione di Vincenzo Montella, il postino di Padre Pio, nel palazzo Cardone. Abbiamo notato che le impostazioni delle sue lettere evidenziano cultura appresa, acquisita anche dalle letture che soleva fare su quotidiani e riviste.

Quindi, Annamaria ha riportato alla ribalta della cronaca, ha, come si suol dire, acceso i riflettori, dunque, ha fatto riemergere la cassetta postale delle Regie Poste, quella storica, quella di Padre Pio, quella in piazza SS. Annunziata.

Quella stessa che il pittore Carmine prof. Montella ha immortalato in un suo dipinto ad acquerello.

Peraltro, ci ha fornito l’imput, lo spunto per approfondire cosa è accaduto a Pietrelcina in merito all’altra cassetta delle Regie Poste, quella incassata accanto al portone principale di ingresso, lato sinistro del portale in pietra scolpita, nella parete esterna, quella frontale dello storico palazzo Bonavita, sulla SS 212, ubicato nei pressi della stazione ferroviaria di Pietrelcina. Era la cassetta postale di cui si servivano i viaggiatori, gli avventori e i residenti. In palazzo Bonavita vi era, come vi è ancora oggi, la rivendita di tabacchi e di valori bollati. Dunque, cosa è accaduto di sorprendente, di straordinario, di sconvolgente: la storica cassetta delle Regie Poste è stata seppellita, inumata, occultata (foto in basso).

Le è stata sovrapposta una lastra non marmorea, bensì un pannello rettangolare di materiale sintetico, supponiamo che fosse bachelite di colore giallo, insomma la cassetta postale delle Regie Poste, che dal 1882 ha svolto il suo silenzioso quanto prezioso servizio pubblico, è stata cancellata dal palazzo Bonavita e dalla storia.

E’ così c’è chi disseppellisce e chi seppellisce, chi riesuma e chi inuma, chi fa emergere e chi immergere, chi riporta agli antichi splendori e chi occulta.

Per fortuna, a contribuire alla loro emersione dunque a farle emergere con tutto il loro splendore, con tutta la loro bellezza, ha provveduto, pensate un po’ chi? Il commercio, il business. Sì il commercio! Sì il business.

Da qualche anno, oramai, sono in vendita riproduzioni fedelissime delle cassette postali delle Regie Poste, si possono acquistare nei negozi specializzati o addirittura per il tramite di internet a partire dal costo di 25,00 euro. Noi, a tal proposito, da qualche anno, abbiamo provveduto ad assolvere tale compito, ovvero a far emergere cotanta bellezza storica. Un esemplare, di dimensioni reali, una copia perfetta oseremo avanzare, aggiungere, clonata nei minimi dettagli, fa bella mostra di sé, sul pilastrino in mattoni posizionato accanto al cancello d’ingresso della nostra abitazione, contribuisce a facilitare, ad agevolare il servizio della consegna della corrispondenza ed, altresì, impreziosisce, silenziosamente testimoniando la storia, gli antichi fasti delle cassette postali delle Regie Poste, commissionate nel 1882 all’Officina Meccanica di Ettore Calzone. Codeste dovevano essere “costruite con la migliore lamina di ferro di prima qualità, lavorate a perfetta regola d’arte, verniciate con colore ad olio a due mani e portare avanti la leggenda Regie Poste!”.

ANTONIO FLORIO

Foto di Annamaria Gangale per Realtà Sannita © 

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