La bellezza delle nostre tradizioni: la Festa del Grano a Foglianise Società
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Tra le più importanti celebrazioni del nostro sud contadino che rendono omaggio alla “sacra” spiga, vi è, sicuramente, la festa del grano che si svolge ogni anno a Foglianise, dall’8 al 18 agosto, in cui si vengono ad intrecciare, in maniera evidente, fede e folklore, devozione e tradizione, pagano e cristiano, religiosità popolare ed antichissimi culti “agrari”.
L’evento “clou” di questa festa sta nella spettacolare processione che si svolge il 16 agosto, composta di carri che trasportano delle miniature tridimensionali di chiese, altari e monumenti, tutti realizzati con la paglia intrecciata, magistralmente, da artigiani locali. Sono queste delle vere e proprie opere d’arte, intrise di devozione, che il popolo di Foglianise offre a San Rocco, uno dei grandi Santi del nostro sud contadino.
Il corteo è accompagnato dalle “pacchiane”, le donne del paese che indossano abiti tradizionali e che recano in testa ciascuna la sua “gregna” (cesto di paglia intrecciata recante un fascio di spighe). Nel 2008 la Regione Campania ha inserito la Festa del grano di Foglianise nel registro dei grandi eventi di rilevanza nazionale ed internazionale. Ma, la sua massima consacrazione è avvenuta nel 2012, con il conferimento della Medaglia del Presidente della Repubblica. Tale riconoscimento, attribuito dall'allora Capo dello Stato Giorgio Napolitano, rappresenta uno dei tributi più prestigiosi concessi alle manifestazioni culturali italiane.
La concessione di questa onorificenza non si è limitata a premiare l'evento in sé, ma ha inteso valorizzare la specifica natura della manifestazione, sottolineando il “valore culturale, artistico e identitario” dell'evento, riconoscendo nella lavorazione della paglia non una semplice espressione folkloristica, ma una forma di partecipazione collettiva che va a rafforzare il tessuto sociale. Una festa, questa di Foglianise, che tende ad esaltare il sostrato identitario di quel mondo contadino che ruota ancora intorno alla “civiltà del grano”.
Una ricorrenza, questa, che celebra il duro lavoro dei campi, il miracolo annuale del seme che diventa frutto. E’ questa una ricorrenza che, come sottolinea l’antropologo Antonino Buttitta, “tende a riordinare e a sacralizzare i cicli della produzione agraria, i ritmi del lavoro e della raccolta”. Una festa di ringraziamento per il raccolto ottenuto o per quello che verrà. Nel nostro viaggio nelle tradizioni popolari mediterranee legate al culto del grano abbiamo incontrato numerosi Santi e Madonne, emuli della pagana Demetra, a guardia della “sacra” spiga. “Il grano ha i suoi Santi che lo assistono con benevolenza speciale in ogni passo del suo sviluppo, dal seme ai semi. Sono i Santi dei proverbi campestri, i Santi degli auspici e delle faccende” scrive il Casini nel suo “Il pane sotto la neve”. “Finchè il grano è nei campi, è di Dio e dei Santi” recita un antico adagio contadino.
Assurta a “totem” di una religiosità che affonda le radici nella terra, nella “madre terra”, la spiga di grano alimenterà, per millenni, le sorgenti della spiritualità mediterranea. Possiamo dire che con il “ciclo del grano” si verrà ad identificare tutto il sistema religioso e culturale del mondo proto-agrario mediterraneo.
“L’agricoltura - ci ricorda lo storico francese Jacques Cauvin - è stata il ‘big ben’ del senso religioso dell’uomo”. Nell’immaginario collettivo arcaico l’agricoltura rappresentava un qualcosa di sacro, in quanto, non solo veniva ad operare sul corpo di Madre Terra, potente, potentissima, deità cosmogonica, ma veniva ad interagire con i grandi misteri della Natura. Quello che l’etnologo James Frazer chiamerà “spirito del grano” sarà il grande soffio, l’alito divino che animerà, per millenni, la devozionalità sorta sulle “sacre sponde”.
In particolare, il ciclo del grano interpreta al meglio il ritmo vitale, la ciclicità della vita: il seme torna alla terra per poi rinascere ad ogni primavera. Da questa concezione “ciclica” della vita, nella sua alternanza di vita e morte, di morte e rinascita, trarranno origine quei tanti “culti agrari” che germoglieranno, nel corso dei millenni, nel grembo della cultura mediterranea. Culti volti a favorire, ad incentivare le forze germinative del cosmo, a celebrarne la morte e la rinascita. Rituali che, ancora oggi, continuano a vivere tra le pieghe della devozionalità popolare, nei recessi di una religiosità ancora profondamente influenzata dall’antica memoria mediterranea.
MARIA IVANA TANGA

04/07/2026