Un tokonoma per la nostra mente Società

In tutte le case giapponesi c’è il “tokonoma”, cioè “lo spazio del pavimento”. Misura un metro per due ed è incassato in una parete della stanza principale, il nostro salotto. Dentro c’è un rotolo dipinto, contenente una breve poesia. E sul pavimento del tokonoma ci sono dei fiori. Nulla più. Esiste un’unica regola: anche se lo spazio è grande, non si entra.

E’ senza dubbio la parte più bella della casa, ma nessuno entra. E’ quasi un sacrilegio camminarci dentro. Si guarda ma non è mai abitato. Ogni centimetro della casa viene usato per qualcosa. Ma il tokonoma esiste solo per non essere usato, non serve a nessuno scopo pratico. Ma proprio per tale motivo è la parte più importante di tutta la casa.

La nostra attuale cultura occidentale è cresciuta su un principio opposto. Ogni angolo della casa viene sfruttato. Ogni angolo del cervello deve essere occupato da un pensiero. Ogni attimo del nostro tempo viene occupato guardando il cellulare: alla fermata dell’autobus, in macchina al semaforo, in coda nei negozi. Anche quando attraversiamo la strada (sulle strisce o meno) siamo al cellulare: non ci piace perdere tempo. Gli spazi vuoti li abbiamo eliminati dalla nostra esistenza. Ci illudiamo di aver guadagnato, di non aver sprecato il nostro tempo. 

E il nostro tokonoma, dov’è? Riusciamo mai, nel corso della giornata, a riservarci un angolo di tempo vuoto? Siamo capaci di lasciare nella nostra testa uno spazio che “esiste” perché deve essere lasciato vuoto? E’ bello riconoscere in un angolino, in una frazione di silenzio, qualcosa che non si tocca, che non serve a niente, se non a fermarsi, guardarlo e renderci conto della nostra esistenza. La stanza non è bella per le sue pareti, ma per lo spazio vuoto che le pareti trattengono. 

Nella nostra vita, sicuramente, ci sarà uno spazio che aspetta solo di essere riaperto e lasciato vuoto. A che serve? A niente. Ma esiste e, a volte, ci aiuta a vivere.

ELISA FIENGO