In primo piano - Combattere la criminalità

Combattere la criminalità In primo piano

Ci sono temi sensibili sui quali si raccomanda l’unanimità. Vietata ogni libertà di opinione, ogni diritto al dissenso, ogni tentativo di argomentare differenze. Non solo: si rende obbligatoria la partecipazione con esibita devozione alla litania di rito.

E’ successo che l’azienda che cura, essenzialmente, la raccolta dei rifiuti (in sigla ASIA, dove la parte virtuosa è nel richiamo all’Ambiente) abbia deciso di non accogliere, per la sua nuova sede logistica, un terreno confiscato ad un imprenditore in quanto ritenuto frutto di attività criminal-camorristica. Uno dei motivi della decisione è che risulterebbe eccessivamente oneroso ristrutturare e rendere funzionale allo scopo il bene suddetto, già fatto oggetto di incursioni devastatorie.

L’assessore comunale Carmela Serluca avrebbe commentato che siffatta rinuncia potrebbe configurarsi come una vittoria della malavita. Dubito che l’operazione di restauro-ammodernamento si sarebbe potuta trasformare in un futuro affare per la malavita. Quel bene confiscato, in effetti, potrebbe un domani legittimamente ritornare nella disponibilità dell’antico proprietario, il quale potrebbe disconoscere l’utilità (per i suoi affari) dei miglioramenti sullo stesso necessariamente realizzati da ASIA.

Immediata la richiesta di scomunica per la Serluca. Anche una persona abitualmente ragionevole, provvista peraltro della necessaria competenza economico-giuridica, ha aderito alla difesa d’ufficio della Confraternita della Confisca. Parlo della consigliera cinquestelle Marianna Farese, che - a differenza di Libera che fa il suo mestiere di propagandare ad ogni pie’ sospinto la irrinunciabilità alla lotta - avrebbe potuto offrire un contributo sul fatto e nel merito per far capire la natura della questione.

Dove sta scritto, infatti, che il Comune per lottare contro la criminalità deve investire soldi pubblici per rimettere in sesto beni patrimoniali sottratti (legittimamente) alla malavita? Dove sta scritto che un cittadino, o un gruppo di cittadini siano tenuti a partecipare alla acquisizioni di beni di tal fatta?

Si è mai sentito qualcuno che abbia gridato allo scandalo allorché un bando di vendita giudiziaria non abbia incontrato il successo ipotizzato in sede di “primo incanto”?

Fuori i nomi di quelli che avevano il dovere di presentarsi e non si sono presentati? Indaghiamo i conti correnti di quelli che avrebbero avuto adeguata disponibilità finanziaria e non si sono presentati, foss’anche per rispetto al malcapitato a cui il bene messo all’asta sia stato (legittimamente) sottratto?

Dice: ma il Comune è un soggetto pubblico e deve affiancare ognora lo Stato in guerra contro la criminalità. Certamente. Ma un sindaco, un assessore, un ministro non può essere preda dello sconforto e ammettere che, nella lotta tra il bene e il male, più frequentemente dello sperato è il male a portare al proprio attivo una “partita”?

Ogni mattina siamo informati di operazioni “in corso” che hanno per obiettivo la decapitazione di questa o quella cosca. Seguono immagini di solenni conferenze-stampa, con annessi balletti di gente arrestata portata da un portone all’altro di qualche caserma per tranquillizzare la popolazione che è stata “sgominata” una pericolosissima banda sfuggita alla penultima retata. Nonostante tanto impegno, la criminalità (sotto le diverse sigle entrate nella storia) non risulta sgominata. O non si può dire per non minare il morale di chi ci prova?

Viviamo, purtroppo, in un'epoca di ipocrisia eletta a sistema. Siamo tutti antifascisti, che richiedono ai propri simili una inflessibile unanimità di pensiero e azione, perché - si dice - solo con una lotta serrata arriderà la vittoria. Non s’usa più l’olio di ricino, ma abbondanti dosi di sarcasmo e solenni sconfessioni pubbliche atte ad additare al pubblico disprezzo il dissenziente. Somiglia per caso a qualche fascismo?

Il lungo cammino verso una concezione condivisa della legalità, ed una coerente pratica nell’agire privato e nell’agire pubblico, possono essere alimentati solo da una pratica consapevole della libertà. Che esclude le assolutezze delle Confraternite del Politicamente  Corretto e ammette il pluralismo delle idee e dei giudizi.

Tornando a noi, l’ASIA, a fronte dei soldi che pretende dalle famiglie, deve far bene il proprio lavoro ad un costo il più contenuto possibile. Non deve fare politica, né beneficenza. Non si deve porre il problema se, rinunciando al possesso di un bene confiscato alla malavita, possa dare l’impressione di avergliela data vinta.

MARIO PEDICINI