MIB, un centro di ricerca per la formazione Cultura

Presentato presso la sala consiliare della Rocca dei Rettori il progetto del Mediterranean Institute of Biotechnology (M.I.B.) di Benevento. L'iniziativa nasce da un Protocollo varato nel 2005 tra il Ministero del Welfare e Provincia Sannita, col supporto di Regione Campania e Lions Club e la supervisione scientifica del prof. Antonio Iavarone, presente a Benevento per presiedere l’incontro.

Ci siamo, professore: l’istituzione del MIB è cosa fatta. Quali effetti avrà sul nostro territorio un Centro di ricerca sulla biomedicina?

È un progetto molto ambizioso che si vuole realizzare qui a Benevento, con lo scopo di portare in Italia (essendo un progetto all’avanguardia a livello nazionale) i migliori scienziati del mondo nel campo della ricerca sui tumori e delle malattie neurologiche”.

Obiettivo ambizioso, non Le pare?

Lo scopo, diciamolo, è di invertire la tendenza rispetto alle difficoltà che ha il nostro paese ad essere "attrattivo" nei confronti del mercato internazionale a rappresentare un polo per i migliori scienziati. Il nostro paese non riesce a competere ai massimi livelli mondiali in quanto non riesce ad offrire delle organizzazioni e dei progetti finanziari particolarmente esaltanti per i migliori scienziati. Ed è appunto questo ciò che si vuole provare a fare qui, rendendoci conto delle enormi difficoltà che una cosa del genere comporta”.

I primi ricercatori, però, sono già al lavoro.

Per ora ne abbiamo selezionato 3 nei nostri laboratori, più altri 2 di Università americane; è una opportunità per medici e biologi italiani di venire negli Stati Uniti ed essere esposti ai migliori nel campo della ricerca, quindi a fare formazione. Ma quello che deve essere chiaro, però, è che non è questa la maniera per creare forza lavoro qui: la forza lavoro di un Centro di ricerca del genere, si deve basare sulla capacità attrattiva nei confronti dei migliori scienziati a livello più elevato rispetto a questi che sono borsisti alle prime armi, con alle spalle poca esperienza”.

Quindi è ai migliori che bisogna puntare…

La scommessa di questo Centro è di portare, qui a Benevento, numerosi gruppi di ricerca, indipendenti, che vengano gestiti fin dall’inizio dai migliori scienziati di punta che si sono formati all’estero”.

Altro tema legato alla ricerca è quello dei brevetti: rispetto ai quali, purtroppo, si registrano dei ritardi. Perché, secondo Lei?

Perché la legislazione italiana non ha una forza ed un interesse nei confronti della proprietà intellettuale. La proprietà intellettuale è uno dei cardini nella ricerca scientifica in quanto consente la protezione delle invenzioni e delle scoperte, ma soprattutto, consente la possibilità di tradurre queste scoperte in pratica: nel senso, cioè, che è necessario avere delle continue interazioni tra centri di ricerca, o università o comunque entità che fanno ricerca, ed industria. È fondamentale. Perché così come succede da noi alla Columby o ad Harvard, ma diciamo in tutte le maggiori Università americane, dove hanno contatti con aziende del settore biotecnologico che utilizzano i brevetti lì messi a punto: altrimenti il brevetto di per sé non vuol dire niente. Il brevetto di per sé è uno strumento, per poi andare oltre ed arrivare al farmaco: fare, quindi, una ricerca farmacologica che consente poi di trovare la effettiva cura per certe malattie. Ed è appunto questo che deve essere fatto qui a Benevento”.

 

Insomma, dai brevetti bisogna poi passare alla produzione.

Bisogna avere innanzitutto la protezione dei brevetti, e, contemporaneamente, attraverso i brevetti che vengono creati dal Centro di ricerca, stimolare il fatto che delle compagnie vengano qui per utilizzare questi brevetti: una fase successiva fino ad arrivare alla disponibilità di nuovi farmaci. Questa è la strada. Una strada che, dal punto di vista teorico, è chiarissima; ma deve essere chiaro che, malgrado la strada sia chiarissima, il nostro paese non l’ha ancora intrapresa”.

Lei resta comunque ottimista…

Allo stato attuale questo tipo d’iniziativa è unica in Italia, per cui bisogna rendersi conto delle difficoltà che ci sono in quanto si tratta di andare in controtendenza con quello che è il sistema italiano: che è un sistema chiuso, un sistema che parte in genere da potentati locali. La nostra, invece, è una strada completamente "aperta" che dice: noi vogliamo reclutare i migliori scienziati per fare la migliore ricerca possibile. Se si andrà in maniera seria lungo questa strada, realizzeremo qualcosa di veramente importante”.

Giuseppe Chiusolo