''Cronache di una casa chiusa'': Rossella Menegato dà voce alle donne ''invisibili'' e disperate Cultura
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Romanzare è per natura un atto di finizione, ma cambiare le parole di voci reali è un altro tipo di racconto, capace di rendere la singola verità la lente di lettura di un fenomeno collettivo. Rossella Menegato lo sa bene, ascoltatrice delle storie che la circondano e scrittrice in grado di rielaborarle. Difatti, Menegato, sceglie e viene scelta da temi importanti, delicati e forti nello stesso tempo, qual è può essere la violenza di genere, la posizione della donna in un mondo di uomini, la percezione dell’essere femmina. Questi temi, riportati nei suoi libri, hanno la singolare caratteristica di raccontarsi in prima persona, pur riguardandone migliaia. Anche per questo Realtà Sannita ha deciso di incontrare Rossella, nata a Vicenza, dove attualmente vive con la sua famiglia. Attraverso la sua associazione “L’IdeAzione” APS propone progetti educativi nelle Scuole.
Parliamo degli inizi. Qual è il tuo primo libro pubblicato e qual è quello che invece hai concepito come un’urgenza perché la scrittura è uno strumento per dar voce?
Il primo libro che ho scritto è stato a 4 mani con una mia amica Manuela Brocco (storica). “Vicenza. Emozioni in cammino-Dentro le mura”: un viaggio nello spazio e nel tempo, dove camminando tra strade, vicoli, contrade della nostra città (Vicenza), abbiamo raccontato storie di uomini e donne di epoche lontane che hanno gioito, amato e sofferto in questa città. Quattro passeggiate di circa 2 ore ciascuna dando voce a chi voce non ne ha mai avuta o peggio la cui figura era scivolata nell’oblio. Un libro illustrato e raccontato anche per i più piccini sotto forma di filastrocca da Maria Pia Ciani, (una delle socie fondatrici dell’associazione L’IdeAzione) convinti che, come diceva Peppino Impastato dobbiamo educare la gente (e noi aggiungiamo fin da bambini/e) alla bellezza, per saperla riconoscere e poi tutelarla. L’aspetto grafico è stato curato da Giorgia Costiero. Il libro è stato stampato grazie alla generosità di alcuni imprenditori e ha avuto un successo davvero insperato.
A questo si è aggiunto “Vicenza. Emozioni in cammino. Tra monte e fiumi” il secondo volume.
Terzo libro, sempre scritto a quattro mani con Manuela Brocco è stato “Di fuoco e d’ombra”. Protagoniste 33 donne a cui abbiamo tentato di dar voce in quanto le loro vicende personali si intrecciano con quella della città di Vicenza, dall’epoca romana fino alla metà del Novecento. Basandoci sulle fonti storiche ma rivisitandole in chiave narrativa, abbiamo cercato di narrare la Storia della città con il “sentire “ femminile cogliendo anche l’aspetto apparentemente frivolo degli usi e costumi che consentono di gettare uno sguardo forse meno convenzionale sulla società del tempo. Quando si parla della storia di una città, spesso sono gli uomini ad emergere come protagonisti degli eventi, mentre il ruolo ricoperto dalle donne rischia di finire in ombra, dimenticato. L’oblio di alcune figure solo perché donne, è una forma di violenza subdola ma potente.
È stato durante la stesura di “Vicenza. Emozioni in cammino” il primo volume che ho iniziato a prendere coscienza di quante storie di violenza, soprusi, abusi e omertà celasse questa città apparentemente tranquilla. Nel 2015 ho iniziato a raccogliere le storie più interessanti e nel 2018 è uscito il libro “Schegge. Per favore, non chiamateli uomini!”.
“Schegge. Per favore non chiamateli uomini!” è il libro che precede questo incontro ed è una raccolta di testimonianze. Com’è avvenuto questo lavoro di cercare tracce e inserirle in una narrazione?
Storie di donne ma soprattutto di donne e violenza. Vicende che si riproponevano a distanza di secoli, in modo sorprendentemente attuale, come se il tempo si fosse fermato. Ed è così che basandomi su articoli di giornale ma soprattutto supportata da testimonianze dirette ho raccolto una trentina di vicende accadute principalmente a Vicenza e in ambito nazionale dal 1845 al 2018 per dar voce alle protagoniste e narrare le molteplici tipologie di violenza: abuso di potere, violenza fisica, psicologica, legata alle tossicodipendenze, all’abuso dei social network, “violenza assistita”, quella prodotta da mentalità retrograde, invidia e stereotipi difficili da superare ecc…). Violenza sulle donne ma non solo. L’Ultima scheggia, stampata volutamente al rovescio per darle il giusto risalto, parla della violenza agita da una donna verso un uomo. È vero i casi sono pochi, anche se non credo ci siano statistiche a riguardo, ma uomini abusati ce ne sono più di quanto immaginiamo e sono completamente senza tutele. Anche fosse solo uno, anche a questo 1 dobbiamo rendere giustizia. La peggior cosa è creare discriminazione tra vittime considerandole di serie A o B
Ovviamente per tutelare le protagoniste/i dei racconti ho cambiato nomi e date anche se, per alcune sono stata autorizzata dalle vittime stesse o dai parenti a mantenere il nome originario.
Il libro si è poi evoluto anche in sceneggiatura teatrale. Credi che il teatro, rispetto al libro, dia una percezione diversa del messaggio? Come lo modifica?
Da subito si è pensato ad una riduzione teatrale. L’IdeAzione APS utilizza spesso nei suoi progetti lo strumento meraviglioso del teatro. È immediato, ci si immedesima nei protagonisti e tutto diventa reale, palpabile. Si soffre, si ride, si riflette…
Fine anno 2017 quindi nasce lo spettacolo dove varie forme di espressione interagiscono per trasferire allo spettatore emozioni profonde di vita vissuta. Con la regia di Andrea De Marchi, che ha colto sin da subito il mio sentire, e la compagnia Rainbow Musical Company, vari tipi di linguaggio si intrecciano alla recitazione: reading, danza contemporanea, ginnastica ritmica, canto a cappella con l’accompagnamento dal vivo con la chitarra, pittura. “Sentire” diversi, forme d’arte varie per dire la stessa cosa: No alla violenza. Cambiare si può, si deve.
Spettacolo destinato a studentesse/i e alla cittadinanza. Ultimamente, e questo lo dico con un certo orgoglio, sempre più aziende che hanno ottenuto la certificazione di parità di genere ci chiedono di poterlo proporre ai loro dipendenti e familiari, anche fuori Regione Veneto.
L’IdeAzione è la tua associazione con cui proponi progetti nelle scuole e non solo, potresti dirci di più?
Lo spettacolo teatrale è funzionale, stimolando l’emotività degli spettatori, per lo sviluppo del progetto omonimo che portiamo dal 2018 nelle scuole secondarie di secondo grado. Con noi collaborano Comuni, l’AULSS 8 (dipartimento di Prevenzione, servizio territoriale delle dipendenze, disturbi alimentari - il Comitato Pari opportunità Ordine avvocati, Associazione Donne Medico, e liberi professionisti, centri e sportelli antiviolenza, Associazioni per il recupero uomini maltrattanti, e vari professionisti (avvocati/e, teologi/ghe, giornalisti/e, psicologhe, pedagogiste) e vede il patrocinio del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, della Consigliera di Parità della Provincia di Vicenza, della Prefettura di Vicenza, del Comune di Vicenza e del Centro Servizi Volontariato della Provincia di Vicenza. Progetto che trova la sua peculiarità proprio nella multidisciplinarietà degli interventi e che nella sua globalità, ha una matrice educativa/informativa tesa a prevenire la violenza, (non solo quella di genere), facendo crescere la consapevolezza e la capacità di riconoscerla nei suoi diversi aspetti e quindi la possibilità di difendersi.
Il progetto lavora per la valorizzazione del rispetto delle diversità e per l’inclusione, spingendo, attraverso vari percorsi, l’adozione della gentilezza come stile di vita, al fine di imparare a costruire insieme un mondo migliore e con l’ambizioso compito di contribuire al cambiamento culturale. Proprio per questo, con modalità diverse, iniziamo a lavorare con le bambine e i bambini dell’ultimo anno della scuola dell’Infanzia fino alle alunne/i delle classi V della scuola secondaria di secondo grado. Nostro compito è anche quello di far conoscere la rete di supporto alle vittime di violenza presente nel territorio.
A giugno è uscito il tuo ultimo libro “Cronache di una casa chiusa” ed anche in questo caso sei partita da racconti diretti. Puoi tracciarci il percorso e presentarcelo brevemente?
Il libro è nato per caso. Ho avuto la fortuna di esaminare la collezione privata di Davide Scarpa presente nel Museo delle case di Tolleranza in provincia di Pordenone, oggi chiuso. Oltre a suppellettili, vestiti, profumi, accessori, ho avuto la possibilità di visionare lettere, diari, appunti e documenti delle donne che lavoravano nella Casa chiusa “La Francese” in via dei Capitelli, 6 a Trieste durante il ventennio fascista fino alla chiusura nel 1958 per effetto della legge Merlin.
Dar voce a queste donne “invisibili”, disperate, usate da un sistema (Stato e Chiesa) che le considerava “feccia dell’umanità” e nello stesso tempo, ipocritamente aveva il suo tornaconto lucrando sulla pelle di queste sventurate, è stato il mio tentativo di rendere loro giustizia e dignità.
Raccontare le vicende di queste donne mi ha permesso di riferire anche come venivano gestite le case chiuse, almeno quelle a “tre stelle” come quella di Via dei Capitelli, argomento sul quale noto una diffusa Non conoscenza. D’altra parte, ha lasciato senza parole anche me. Scrivere di un mondo edulcorato dai soli ricordi maschili e destinato alla collettiva perdita di memoria, è stata una sfida alla quale non ho saputo resistere.
Avverti la scrittura come un atto politico/un dovere sociale?
Scrivo perché mi piace. Se un argomento mi “tocca dentro” sento la necessità di documentarmi e poi di trasferirlo su carta. Di solito scrivo di persone. Come dicevo prima: la Storia quella definita con la S maiuscola è scritta dai vincitori e da uomini. Mi piace scrivere storie con la s minuscola, vicende (spesso di donne) dimenticate, lasciate volutamente cadere nell’oblio. Scoprire le loro “storie” ci permette di lanciare uno sguardo, forse poco convenzionale, sul nostro passato.
Noi siamo il frutto del nostro passato. Leggere tra le righe com’era la società in un determinato periodo storico attraverso gli avvenimenti di persone comuni forse ci può dare la chiave di lettura per capire il presente e pensare con più attenzione al futuro.
Grazie a Rossella, per la sua voce e per tutte quelle che ci restituisce.
TERESA PEDICINI

21/12/2025