La Triplice Cinta all'ombra del Vesuvio Cultura

Domenica 12 ottobre, in occasione della Giornata FAI, ho visitato l’Osservatorio Vesuviano, fondato nel 1841 da Ferdinando II di Borbone: il più antico osservatorio vulcanologico del mondo.

La sua elegante sede neoclassica, progettata da Gaetano Fazzini sul Colle del Salvatore, domina il paesaggio del Vesuvio e ospita oggi un museo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Sullo slargo che introduce all’edificio, affacciato sul Golfo di Napoli, lo sguardo si perde tra Capri e la penisola sorrentina. È lì che, sulla pietra vulcanica che funge da soglia alla balconata, ho notato un segno inatteso: una Triplice Cinta incisa, con lato maggiore di circa 30 centimetri.

Si tratta di uno schema geometrico formato da tre quadrati concentrici uniti da linee mediane. Ai più è noto come “gioco del filetto” o “mulino”, ma le ricerche condotte in tutta Europa mostrano che non sempre si tratta di semplici tavolieri: in certi contesti lo schema assume valenze simboliche, sacre o iniziatiche.

Da anni mi occupo di censire e studiare queste incisioni, con particolare attenzione alla città di Benevento, dove ho individuato sei inediti esemplari, su un totale di undici censiti. Il 20 settembre 2024 ho presentato i risultati di questo lavoro al Convegno “Le Triplici Cinte”, organizzato dal Centro Studi Triplice Cinta di Marisa Uberti, che da oltre venticinque anni raccoglie un archivio internazionale di queste testimonianze.

La Campania si è rivelata una regione ricca di esempi, soprattutto nel Sannio, mentre Napoli risulta finora priva di incisioni note. L’unico riferimento partenopeo è di natura simbolica: la Loggia massonica Quatuor Coronati 1459, ha adottato la Triplice Cinta come proprio emblema, ruotata di 45°, interpretandola come rappresentazione dei tre livelli del Tempio iniziatico.

Per questo la scoperta di una Triplice Cinta incisa all’Osservatorio Vesuviano merita attenzione. 
Un simbolo inciso nella pietra, sospeso tra terra e cielo, tra scienza e simbolo, che sembra voler collegare l’osservazione razionale del vulcano alla più antica aspirazione dell’uomo: conoscere il mondo attraverso un contatto con il divino.

CESARE MUCCI