Si ritrovano gli ex della Giovane Italia Cultura
La presentazione del libro di Roberto Ricciardi “La Destra nel Sannio (1960 - 80) realizzato con la preziosa collaborazione di Nicola Amoroso, si è svolta all’insegna dell’amarcord perché quelli che militavano da giovanissimi nelle organizzazioni giovanili del MSI negli anni ‘60 e ‘70
si sono quasi tutti ritrovati attorno al loro leader di ieri, Roberto Ricciardi.
E così l’ampio auditorium “Gianni Vergineo” al Museo del Sannio non è riuscito a contenerli tutti. Molti sono venuti da fuori, dai paesi della provincia, da Napoli, Avellino, dal Molise e qualcuno persino da Milano. Si sono visti abbracci e pacche sulle spalle e sicuramente tanta commozione. Se questo è stato l’aspetto, diciamo così, emotivo, non altrettanto è stato il dibattito che condotto egregiamente dal dottor Mario Pedicini ha visto confrontarsi l’ex senatore DS prof. Antonio Conte ed il sottosegretario di A. N. Pasquale Viespoli i quali hanno svolto acute e dotte analisi su quel periodo tormentato della storia nazionale soffermandosi sulle contrapposizioni tra i giovani dell’epoca comunque tutti ardenti di sana passione politica.
Anche il sindaco D’Alessandro nel suo intervento si è mostrato ammirato nell’apprendere dal libro le azioni dei giovani nazionali. Dopo un breve intervento di Nicola Amoroso che ha raccolto ed ordinato i ricordi di Ricciardi nel corso di diverse conversazioni, ha concluso l’autore. Roberto Ricciardi ha rievocato il suo percorso politico partendo dagli anni della fanciullezza trascorsi con il padre in Venezuela da emigrato. Fu proprio dal padre Peppino, titolare a Caracas di un’azienda di trasporti, che subì le prime influenze per le sue future battaglie politiche.
Ricciardi ha voluto poi ricordare le personalità politiche del MSI di quegli anni e precisamente l’on. Antonio Guarra, il dott. D’Alessandro, il marchese Antonio Rivellini, il dottor Alberto Cangiano, il notaio Errico Marinaro, il dott. Loris Marotti e tanti altri. Ma soprattutto Ricciardi ci ha tenuto a mettere in evidenza che furono proprio quei giovani così motivati a fare la scelta democratica molto prima di Fini a Fiuggi con Democrazia Nazionale. Una scelta coraggiosa quanto sfortunata ma sicuramente vincente come hanno poi dimostrato gli avvenimenti successivi.
LA DESTRA NEL SANNIO
Ho letto, con significativo stupore e senza riserve mentali, il libro di Roberto Ricciardi “La destra nel Sannio 1960-1980” in cui la metodologia dell’intervista stimola la memoria del narratore e dà vitale linfa a Nicola Amoroso, il quale raccoglie e documenta la piacevole conversazione relativa a due decadi di storia politica locale. Amoroso snoda, in una fluida prosa, il tipo di flash – back e, con immediatezza espressiva, ci offre un resoconto narrativo di eventi di prima mano raccontati da chi, un tempo, seguiva l’unità dinamica di pensieri, sentimenti, emozioni ed azioni irrorati di passione civile. Sotto questo aspetto scoprire che la conversazione raccolta dall’amico Amoroso si regge sull’unità di valori universali diventa motivo di approfondimento storico e di simpatia emotiva per tutti i protagonisti di uno spaccato esistenziale. Roberto Ricciardi, con sensibilità multidimensionale, parla di sé, condanna l’attuale trasparenza del male e il tunnel ormai insipiente della politica priva di entusiasmo: “Noi ci muovevamo nei meandri della politica con una carica ideale che era di una intensità inimmaginabile, un disinteresse totale, una passione incommensurabile”. L’unità storico – generazionale essenzializza l’intero percorso narrativo – sequenziale dalla sentita e commossa dedica: “A mio figlio Luca perché possa onorare la memoria della medaglia d’oro Luca Ricciardi, pilota dei ‘maiali’ del sommergibile “Scirè” sino alla toccante e nostalgica confessione, a chiusura della conversazione, scheggiata poeticamente con la similitudine: “Noi vedevamo come l’alba di un nuovo giorno” la rinascita della politica, all’insegna della consapevolezza critica e dell’unità morale. Ricciardi era allora giovane; e ora documenta, con una vena di sottile malinconia, il tempo che fu. Suggestive fotografie suscitano la bellezza dei ricordi e fanno pensare che non esiste politica senza conoscenza e disinteressato amore per la propria Patria. Ai lettori e, soprattutto, ai giovani Ricciardi consegna la fiaccola della ricerca per inciampare nei problemi che non possono essere richiamati ed elencati in una breve recensione.
GUIDO RAMPONE
E così l’ampio auditorium “Gianni Vergineo” al Museo del Sannio non è riuscito a contenerli tutti. Molti sono venuti da fuori, dai paesi della provincia, da Napoli, Avellino, dal Molise e qualcuno persino da Milano. Si sono visti abbracci e pacche sulle spalle e sicuramente tanta commozione. Se questo è stato l’aspetto, diciamo così, emotivo, non altrettanto è stato il dibattito che condotto egregiamente dal dottor Mario Pedicini ha visto confrontarsi l’ex senatore DS prof. Antonio Conte ed il sottosegretario di A. N. Pasquale Viespoli i quali hanno svolto acute e dotte analisi su quel periodo tormentato della storia nazionale soffermandosi sulle contrapposizioni tra i giovani dell’epoca comunque tutti ardenti di sana passione politica.
Anche il sindaco D’Alessandro nel suo intervento si è mostrato ammirato nell’apprendere dal libro le azioni dei giovani nazionali. Dopo un breve intervento di Nicola Amoroso che ha raccolto ed ordinato i ricordi di Ricciardi nel corso di diverse conversazioni, ha concluso l’autore. Roberto Ricciardi ha rievocato il suo percorso politico partendo dagli anni della fanciullezza trascorsi con il padre in Venezuela da emigrato. Fu proprio dal padre Peppino, titolare a Caracas di un’azienda di trasporti, che subì le prime influenze per le sue future battaglie politiche.
Ricciardi ha voluto poi ricordare le personalità politiche del MSI di quegli anni e precisamente l’on. Antonio Guarra, il dott. D’Alessandro, il marchese Antonio Rivellini, il dottor Alberto Cangiano, il notaio Errico Marinaro, il dott. Loris Marotti e tanti altri. Ma soprattutto Ricciardi ci ha tenuto a mettere in evidenza che furono proprio quei giovani così motivati a fare la scelta democratica molto prima di Fini a Fiuggi con Democrazia Nazionale. Una scelta coraggiosa quanto sfortunata ma sicuramente vincente come hanno poi dimostrato gli avvenimenti successivi.
LA DESTRA NEL SANNIO
Ho letto, con significativo stupore e senza riserve mentali, il libro di Roberto Ricciardi “La destra nel Sannio 1960-1980” in cui la metodologia dell’intervista stimola la memoria del narratore e dà vitale linfa a Nicola Amoroso, il quale raccoglie e documenta la piacevole conversazione relativa a due decadi di storia politica locale. Amoroso snoda, in una fluida prosa, il tipo di flash – back e, con immediatezza espressiva, ci offre un resoconto narrativo di eventi di prima mano raccontati da chi, un tempo, seguiva l’unità dinamica di pensieri, sentimenti, emozioni ed azioni irrorati di passione civile. Sotto questo aspetto scoprire che la conversazione raccolta dall’amico Amoroso si regge sull’unità di valori universali diventa motivo di approfondimento storico e di simpatia emotiva per tutti i protagonisti di uno spaccato esistenziale. Roberto Ricciardi, con sensibilità multidimensionale, parla di sé, condanna l’attuale trasparenza del male e il tunnel ormai insipiente della politica priva di entusiasmo: “Noi ci muovevamo nei meandri della politica con una carica ideale che era di una intensità inimmaginabile, un disinteresse totale, una passione incommensurabile”. L’unità storico – generazionale essenzializza l’intero percorso narrativo – sequenziale dalla sentita e commossa dedica: “A mio figlio Luca perché possa onorare la memoria della medaglia d’oro Luca Ricciardi, pilota dei ‘maiali’ del sommergibile “Scirè” sino alla toccante e nostalgica confessione, a chiusura della conversazione, scheggiata poeticamente con la similitudine: “Noi vedevamo come l’alba di un nuovo giorno” la rinascita della politica, all’insegna della consapevolezza critica e dell’unità morale. Ricciardi era allora giovane; e ora documenta, con una vena di sottile malinconia, il tempo che fu. Suggestive fotografie suscitano la bellezza dei ricordi e fanno pensare che non esiste politica senza conoscenza e disinteressato amore per la propria Patria. Ai lettori e, soprattutto, ai giovani Ricciardi consegna la fiaccola della ricerca per inciampare nei problemi che non possono essere richiamati ed elencati in una breve recensione.
GUIDO RAMPONE

30/11/1999