I migranti, anche quelli che partivano dal Sannio, hanno fatto grande l'America. Forse Trump non lo sa In primo piano
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Anche noi sanniti, che nei secoli scorsi abbiamo contribuito con i nostri emigranti a fare grande l’America, oggi dovremmo chiederci dove vuol andare Trump con la sua politica di non accoglienza e di espulsione dei migranti.
Addirittura vuole modificare uno dei principali dettami della Costituzione di Washington: cioè quello della cittadinanza per diritto di nascita, lo Ius Soli. Come se fosse colpa dei bambini se nascono negli USA. Nel secolo scorso, dagli anni quaranta, quando le truppe della 5ª Armata statunitense sbarcarono nel sud d’Italia, si capì che gli Americani erano nemici piuttosto “generosi”: fecero tornare alla mente la generosità esercitata da tanti emigrati italo-americani verso i parenti in Italia.
Forse ai giovani di oggi dovremmo raccontare delle benevoli relazioni dei soldati americani, che poi si consolidarono con i cosiddetti “pacchi dell’America” che gli italo-americani spedivano ai parenti in Italia: cibo, indumenti ed altro.
Per non parlare degli aiuti di Stato, con l’UNRA e quindi il Piano Marshall.
I tempi attuali non sono quelli degli anni ’40-’50 del secolo scorso, soprattutto per quanto riguarda la politica migratoria. Va ricordato che allora non era facile per i lavoratori italiani emigrare oltre Atlantico, servivano i famosi atti di richiamo dei parenti d’America se non si riusciva a partecipare alle quote fissate ogni anno dal Governo di Washington.
In ogni paese del Sannio vi era almeno un agente che assisteva gli emigranti per la pratica di ammissione e per l’organizzazione del viaggio dal porto di Napoli. Però anche allora vi era una migrazione clandestina che spesso comportava non poche sofferenze; tuttavia per buona parte dell’Italia l’emigrazione rappresentava un aiuto alla soluzione della disoccupazione; ma anche per gli USA era un sostegno perché soprattutto essi avevano bisogno di mano d’opera proveniente dall’estero. Il Governo americano programmava l’emigrazione dalle varie parti del mondo in forme diverse l’una dall’altra. Non possiamo dimenticare il male che si faceva con la deportazione dai Paesi africani, i cui migranti quando arrivavano in America erano considerati quasi degli schiavi e trattati con disumana emarginazione, tra l’altro non era consentito loro di salire sullo stesso tram occupato da cittadini bianchi.
Oggi il Governo statunitense è preoccupato dall’emigrazione clandestina dal Centro e Sud America, emigrazione che obiettivamente procura non pochi problemi di ordine pubblico e civile, per cui una delle principali preoccupazioni di Trump è non solo la chiusura degli ingressi ma soprattutto il respingimento dei migranti non graditi.
Oggi a Washington si vorrebbe contestare il principio secondo il quale chi nasce nel territorio di uno Stato ne acquisisce automaticamente la cittadinanza a prescindere dalla nazionalità dei genitori.
Tutto questo avverrebbe in modo clamoroso nel territorio di una nazione, gli USA, che è diventata grande e potente proprio grazie alla multinazionalità dei suoi abitanti.
Un Paese nato cinque secoli fa con l’immigrazione o colonizzazione da parte di cittadini provenienti dall’Europa, dall’Asia ed in particolare dall’Africa.
Oggi il presidente Trump, che è un nipote o pronipote di migranti, vorrebbe cancellare la storia degli USA, che è appunto principalmente storia di migranti che sono diventati negli ultimi tre secoli cittadini e costruttori di un’economia che proprio per merito loro è diventata la più potente del mondo. Trump dimentica di essere anche egli un discendente di immigrati e soprattutto finge di non sapere che l’attuale moglie Melania, è nata in Slovenia, quindi è un’immigrata di questa generazione.
Ed infine non dimentichiamo che gli USA sono debitori anche verso il Sannio dell’utilizzazione di intelligenza manageriale: basterebbe ricordare la figura del grande rifondatore della primaria industria automobilistica Chrysler, Lee lacocca, che era figlio di emigrati sanniti.
ROBERTO COSTANZO

04/07/2026