Mons. Autuoro: ''La Fede rifiorisce quando viene trasmessa'' In primo piano

Sereno e gentile, propenso all’ascolto come al dialogo, ma anche un po’ timido: così abbiamo visto il nuovo Pastore dell’Arcidiocesi di Benevento, mons. Michele Autuoro, nella giornata del suo insediamento.
Una domenica - quella dello scorso 28 giugno, di festa, di gioia e di rinnovata speranza per tutta la nostra comunità - in cui il primo omaggio di S.E. mons. Autuoro è stato per la Madonna delle Grazie, Patrona di Benevento e Regina del Sannio, a Lei il neo arcivescovo ha affidato il suo cammino pastorale.

A seguire l’incontro - molto gradito - con i giornalisti e gli operatori della comunicazione presso la Sala del Centenario nel Convento della Madonna delle Grazie, tant’è che ad un certo punto sembrava proprio di stare in compagnia di un amico a cui poter raccontare tutto…

Accompagnato da monsignor Francesco Iampietro, che in questi mesi di vacatio ha retto egregiamente la Diocesi nella qualità di amministratore diocesano, mons. Michele Autuoro ha confessato candidamente, lasciando trasparire una certa emozione: “Vi ringrazio per tutta questa attenzione, io non ci sono abituato, per me è la prima volta, però devo dire che in questo momento, anche se sono un po’ timido, non mi sento a disagio. 

Sono molto sereno - ha proseguito - e soprattutto sono molto contento di essere qui, nella Chiesa di Benevento e nel territorio sannita.

Inoltre - ha evidenziato l’arcivescovo - voglio ringraziarvi per il vostro lavoro, perché la comunicazione è importantissima, d’altronde il Vangelo è annuncio, è comunicazione della buona notizia di Gesù. Tutto si fonda sulla comunicazione e specialmente quando essa è nella verità e quindi anche nel volere una comunicazione che sia per il bene della collettività allora questo è certamente un grande, grande servizio.

Grazie - ha concluso - non solo per quello che fate oggi, ma per quello che è il vostro servizio, importantissimo, per quello che siete, per quello che fate, per quello che farete sempre e, per quanto sarà possibile, io sono a vostra disposizione”. 

Mons. Autuoro ha quindi risposto con piacere e piena disponibilità alle domande di noi giornalisti.

“Non ho al momento una priorità pastorale se non quella della Chiesa universale. In questo primo anno sarò in ascolto, pellegrino qui e lì per conoscere le varie realtà, le istituzioni, le associazioni, i gruppi di volontariato, per poi insieme, come appunto Chiesa sinodale, fare un discernimento delle priorità e darci anche dei primi obiettivi”.

Una terra, quella del Sannio Beneventano, quasi del tutto sconosciuta per il nuovo Pastore: “Non conosco nulla di Benevento - ha ammesso -. Sono stato una volta al Centro La Pace per degli esercizi spirituali insieme ad altri vescovi e poi una sola volta a Pietrelcina. In questo periodo, anche se breve e denso di impegni, ho iniziato a leggere qualcosa, per di più eccetto due o tre sacerdoti non conoscevo veramente nessuno. Per me è tutto nuovo, è una scoperta bella perché questo mi mette anche in quella prospettiva, innanzitutto senza nessuna precomprensione, di conoscere ogni cosa, ogni realtà, le persone, le situazioni”.
Una nomina accolta con gioia e un segno importante: “Quando il nunzio mi ha chiamato al telefono, proprio nel giorno in cui a Napoli facciamo la processione per la traslazione delle reliquie di San Gennaro, ebbene non solo ho risposto subito ‘Accetto’, ma nella nomina ho visto anche un segno del legame con il Santo e questa terra”.

San Gennaro, lo ricordiamo, nacque a Benevento tra il III ed i IV secolo e fu il primo vescovo del capoluogo sannita.

L’arcivescovo metropolita ha anche annunciato di voler proseguire nel solco tracciato dal suo predecessore, mons. Accrocca, riguardo i temi dello spopolamento delle aree interne.

“Il Forum delle Aree Interne continuerà qui a Benevento e quest’anno si terrà l’ultimo giorno di agosto e il primo di settembre. La Conferenza Episcopale Italiana, dal canto suo, si farà carico ancora di più di tale impegno, del resto il fenomeno dello spopolamento non interessa solo il Sannio, ma tocca altresì tante altre Diocesi italiane. Certamente la Chiesa farà da pungolo ma comunque c’è bisogno di una alleanza con tutte le istituzioni, con tutte le realtà, anche quelle educative ed un grande contributo è e sarà quello dell’università, per cui dobbiamo fare squadra, dobbiamo creare sempre di più alleanze”.

E, a proposito di una dimensione di piena comunione con Dio, il nostro Pastore ha così detto: “Io mi porto nel cuore una frase del Vangelo, Gesù dice: ‘Io sono venuto perché abbiate la vita e l’abbiate in abbondanza’, per cui tutto ciò che è la vita buona, bella, abbondante ed ovviamente anche eterna dopo la morte, di tutti, nessuno escluso, questo è prioritario per la Chiesa”.

Forte il richiamo alla fraternità e alla pace: “Io penso che una grande occasione che abbiamo è quella di riscoprire sempre più la prossimità e dunque offrire il nostro contributo, fatto anche di dialogo vero e sincero, cercando di trovare quelle realtà di valori, di ideali, di impegno che possono essere condivisibili, perché la nostra Terra possa vivere un nuovo umanesimo, ne abbiamo bisogno, a partire dal vivere e riscoprire fortemente la dimensione della fraternità. Io dico che anche la pace di cui soffre in questo momento l’umanità è perché soffre di una crisi di fraternità, d’altronde siamo tutti figli di un unico padre, di quel padre che, dice il Vangelo: ‘Ogni giorno fa sorgere il suo Sole su tutti, sui buoni e sui cattivi’. Una fraternità da tessere quotidianamente, perché quando c’è non solo è possibile vivere insieme, ma è possibile anche costruire insieme e costruire di conseguenza una nuova umanità”.

Sul tema delle crisi vocazionali mons. Autuoro si è così espresso: “Ho trascorso almeno 14 anni del mio ministero nella formazione dei seminaristi e poi ho accompagnato anche i preti giovani nella formazione, attualmente sono visitatore dei seminari italiani per la Congregazione del Clero e durante l’anno ne visito almeno tre e posso dire che il calo delle vocazioni è una situazione generale. Sono convinto che Dio continui a chiamare, ma siamo noi incapaci - me per primo - di comunicare la bellezza sia della chiamata che della vocazione. In CEI ci siamo interrogati sul cambiamento d’epoca che interessa tutti e dunque anche il ministero del prete, delle fatiche che affronta come di qualche crisi. È un ministero che in ogni caso, oggi, siamo chiamati a rivedere”.

Dulsis in fundo, ecco il messaggio rivolto alle comunità, soprattutto quelle dell’entroterra: “Dobbiamo riscoprire il valore del Battesimo e il ruolo condiviso tra clero e laici. Siamo tutti discepoli missionari. Mi accompagna la parabola del seminatore, colui che semina nella terra buona, ma anche tra le rocce, perché ha fiducia nella potenza del seme e nella Parola di Dio. La Fede è qualcosa di potente e quando la si trasmette e la si annuncia si rinvigorisce e rifiorisce”.

ANNAMARIA GANGALE
annamariagangale@hotmail.it
Foto di Lucia Gangale ©