Trema il Palazzo In primo piano

E’ sembrato un atto di cortesia nei confronti dell’entrante arcivescovo rimandare all’indomani della solenne cerimonia il blitz degli inquirenti nei carteggi del Palazzo Comunale. Tutti i commentatori concordano trattarsi di approfondimenti, quindi di acquisizioni di carte e documenti riferibili a ciò che sta emergendo dal lavoro degli inquirenti, iniziato con la clamorosa carcerazione di una “persona di fiducia” del sindaco, tutt’ora ai “domiciliari”.

La vox populi ci allertava seminando la tesi che stavolta non ci si sarebbe fermati ai pesci piccoli (Santamaria si butterà giù lui pe primo, ma nella rosa degli homines Clementis non era l’ultimo). Il segretario generale è un funzionario dello Stato che ha funzioni di garanzia e controllo sulla legittimità dell’attività degli organi elettivi e sulla funzionalità dell’apparato burocratico. Tutta una materia che, anche in virtù di legislazioni brillanti ma poco oculate, attiene alle relazioni e ai rapporti che intercorrono con gli assessori, sciolti dalla catena della collegialità, tendono ad appropriarsi la competenza di ambiti organizzativi da guidare con le prerogative di funzionari se non proprio di dirigenti. La Giunta Comunale (o provinciale) tende a snobbare il momento collegiale dell’esercizio delle proprie competenze per consentire una “partizione” delle competenze per incastrare a capo di direzioni e uffici un assessore para-dirigente anziché membro di un organo di un corpo omogeneo.

E’ onestamente poco credibile una riedificazione obbediente allo spirito della legge e alle conseguenze di esperienze fallimentari. Il discorso (forse meglio dire: lo sconforto) riguarda un po’ tutta la gestione di Palazzo Paolo V e della Rocca dei Rettori. La inesistenza di partiti politici (che erano anche produttori di candidature e di opposizioni interne nei confronti dei padroni pro-tempore) sta sotto gli occhi di tutti. A niente servono qualche bandiera che sventola sul balcone di una sede sostanzialmente vuota. Le cose di cui parlano gli stanchi comunicati sono la Telesina, il treno della Valle Caudina, l’ospedale di Sant’Agata dei Goti. Non si parla di ospedale Cerreto e/o della Fortorina per mancanza assoluta di deputati della zona.

Nel 1994 la maggioranza del consiglio comunale di Benevento (la maggioranza, non le opposizioni come è scritto da qualche parte) decise (con le dimissioni) lo scioglimento del Consiglio Comunale. Molta acqua è passata sotto i ponti, la nuova legge consentì a Pasquale Viespoli di essere eletto dal popolo a sindaco. Dopo di lui il compagno di fede Sandro D’Alessandro e per due ulteriori decenni le aggrovigliate lavanelle della ditta Mastella (dieci anni Fausto Pepe, in vista del decennio veleggia un bagaglio di mezzo secolo di potere). A nulla sono serviti i cinque anni garantiti ad un sindaco “eletto”. Con tutto il rispetto hanno fatto di più i sindaci con ai calcagni gli ambiziosi di apparire nella bacheca del Comune. 

La separazione dei poteri è un principio che mira a non confondere (a mettere insieme, tale è il significato di con-fusione). Senza aspettare (o auspicare) che sia un terzo potere a sbrogliare le matasse della inefficienza nell’ambito comunale si prenda atto delle difficoltà-impossibilità di correggere ciò che è servito per arrivare sull’orlo del fallimento.

Trent’anni bastano per fare un esame alla validità di una istituzione-sindaco-podestà. Direte: ma ci stanno tante altre cose che mal funzionano. Anche in democrazia arriva il momento di doversi svegliare.

MARIO PEDICINI