01/10/2014

Quell'icona della Vergine con tre mani

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La badia benedettina di Santa Maria in Gruptis venne edificata alle pendici del Monte Drago, tra Vitulano e Solopaca, da Atenulfo nel 943, secondo altri studiosi nel 944 da Atenulfo III. Il monastero ebbe una notevole importanza non solo per le numerose donazioni dei re e dei principi, contenute in documenti pergamenacei, ma rappresentava uno spaccato della religiosità in uno spazio contemplativo nel silenzio della suggestiva natura.

Il Sommo Pontefice Alessandro III dichiarava nel 1177 l’Abbazia di Santa Maria delle Grotte soggetta alla Santa Sede. Sono visibili solo dei ruderi che testimoniano l’antico splendore; nel 1854, una parte del patrimonio del luogo di culto ricade nel territorio di Foglianise. La Prof.ssa Maria Rosaria Marchionibus, docente dell’Università agli Studi dell’Orientale di Napoli, mentre svolgeva il suo dottorato reperiva negli archivi fotografici delle Soprintendenze di Napoli, Salerno e Caserta un’immagine in bianco e nero di una tavola raffigurante la Vergine con il Bambino.

La studiosa si recava in Vitulano dalle Suore Compassioniste delle Serve di Maria, per verificare se la preziosa icona fosse custodita dalle religiose, ma in realtà ritrovava solo una copia tarda. La sua ricerca proseguiva con determinazione, contattando la Madre Superiore delle Compassioniste, che in quel periodo era in Brasile, tuttavia riusciva a rinvenire la tavola originale nella Casa Madre di Roma.

L’icona risultava abbastanza rimaneggiata per gli interventi pittorici successivi che impedivano di cogliere i particolari dipinti. Essa è una Hodighitria ( la Vergine Conduttrice che indica il Figlio), risalente tra la fine del XII e l’inizio del XIII sec. d.C. Le modifiche apportate sono databili alla metà del XVII secolo. Non è possibile stabilire chi sia stato l’autore della Vergine, ma certamente risente della influenza pittorica tardo-comnena e della produzione coeva dei cantieri normanni in Sicilia.

La sensazionale scoperta riguarda l’aggiunta della terza mano (Tricheirousa), dipinta da un artista ignoto. La terza mano compare tra le stratificazioni di colori per magnificare i prodigi della Tricheirousa di Chilandari, la Madre del Signore, invocata per debellare una terribile pestilenza, in particolare quella del 1656, che dal Regno di Napoli si diffuse drammaticamente nel Sannio.

La trasformazione dell’icona è promossa dal committente Giovanni Domenico Verrusi, originario di Vitulano, che nel 1656, è procuratore di Pietro Bodgan, vescovo di Sofia e di Raffaele Levakovic, arcivescovo di Ohrida, prelati di spicco della chiesa balcanica, dove la devozione alla Tricheirousa di Chilandari è radicata contro il morbo della peste.

Il ritrovamento inatteso della Vergine con il Bambino ravviva l’identità religiosa, rafforza il legame indissolubile con la Madonna e conferma il carisma delle icone orientali. Le immagini della Madre del Signore in Oriente, sono ritenute secondo la tradizione opera di S. Luca, tra cui anche la Tricheirousa di Chilandari.

L’icona della Badia di Santa Maria in Gruptis armonizza l’arte e la fede, arricchisce il patrimonio culturale e rilancia le aree interne della Campania, al fine di invertire il trend negativo del mancato sviluppo, per accrescere le potenzialità di un territorio ancora inespresse.

NICOLA MASTROCINQUE     

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