La più antica tela della chiesa madre di San Giorgio del Sannio Chiesa Cattolica

Il carissimo e stimatissimo amico, prof. Angelomichele De Spirito, già docente di Antropologia Culturale nelle Università di Salerno, Roma-La Sapienza, Firenze e Roma-Tre, da alcuni anni è ritornato a vivere nel suo paese natìo, San Giorgio del Sannio, mettendo a disposizione della comunità sangiorgese tutta la sua sconfinata perizia culturale con spirito di raffinato e attento mecenate e ancor più come munifico benefattore.

Il prof. De Spirito ha pubblicato opere di inestimabile valore e tra queste: “Antropologia della famiglia meridionale”, Roma 1983; “Antropologia e storia delle religioni. Saggi in onore di Alfonso M. di Nola”, Roma 2000; “Culto e cultura nelle visite orsiniane”, Roma 2003.

Numerosi saggi di storia e antropologia religiosi apparsi nelle riviste: “Sociologia”, “Ricerche di storia sociale e religiosa” e “Studuim”.

Recentemente il prof. De Spirito ha sponsorizzato il restauro della seicentesca tela delle “Anime del Purgatorio”, che giaceva al Comune, trascurata e obliata, così come in precedenza aveva fatto per la tela seicentesca della chiesa di San Rocco.

La tela delle “Anime del Purgatorio” ha un significato teologicamente profondo ed una storia travagliata e contrastata. Poiché nessuno di noi possiede l’acrìbia storica, la precisione meticolosa ed il rigore critico del prof. De Spirito sussumo da un suo prezioso depliant, stampato in questo mese di novembre, particolarmente dedicato alla memoria grata per i nostri cari defunti, le note precise di questa storia.

Trecentocinquanta anni fa, l’8 ottobre 1672, don Giuseppe Perrelli, abate - curato dell'antica chiesa parrocchiale di San Giorgio, ubicata là dove oggi è il cimitero, chiede ed ottiene dalla curia arcivescovile di Benevento la facoltà di benedire ed esporre alla venerazione dei fedeli un quadro da lui ordinato, olio su tela (cm 140×190), raffigurante la Madonna del Rosario, ma chiamato delle “Anime del Purgatorio”.

Queste, nella rappresentazione pittorica dell’anonimo artista, gemono e implorano ai piedi della Madonna dal volto dolcissimo, immerse tra le fiamme, la intercessione materna della Vergine Maria. La Vergine porge a San Domenico la corona del Rosario e invita a pregare anche per loro. Il Bambino Gesù, che la Madonna tiene in braccio, pone sul capo di Santa Rosa da Lima, che gli offre il cuore, una corona di spine, simbolo di partecipazione alle sue sofferenze di Madre che vuole la salvezza di tutti i suoi figli. A lato della Vergine appare San Gregorio Nazianzeno che, in abiti vescovili, con la sinistra regge il pastorale e con la destra un libro aperto, su cui è scritto il suo nome. In alto, tra le nubi, 5 puttini estasiati, stanno a guardare. Le figure di San Domenico e Santa Rosa, in questa tradizionale icona mariana, sono scontate, ma è un caso unico trovarvi l'immagine di un vescovo.

L’indagine approfondita del prof. De Spirito ne spiega adeguatamente la presenza. L’asceta e teologo Gregorio di Nazianzo, villaggio della Turchia centrale, vescovo di Costantinopoli nel 381, è uno dei Padri e Dottori della Chiesa. Oratore facondo e poeta greco, autore di 17.000 versi di carmi dommatici, morali e storici, nonché di epitaffi per famigliari o amici defunti, e di epigrammi sullo sconcerto della morte, la caducità della vita terrena e la fiduciosa attesa della vita eterna.

A giustificare il titolo della tela sin dall’origine: la istituzione della Confraternita del Monte dei morti eretta nel 1658, con 53 uomini e 59 donne tra gli iscritti, impegnati a recitare ogni domenica mattina, prima della Messa cantata, la terza parte del Rosario in suffragio delle povere anime purganti, a visitare i confratelli ammalati e bisognosi, accompagnare il sacerdote che gli porta la Comunione e, se ammalato e moribondo, assisterlo e non lasciarlo mai solo. Preghiera dunque e solidarietà.

Col tempo si perde il ricordo ed il significato della tela. Sul finire degli anni Settanta l’ottimo parroco Don Giuseppe Evangelista ed il sindaco professore Mario Pepe, per evitare un ulteriore deterioramento o il trafugamento, la traslocano, momentaneamente, in una stanza della Casa comunale.

Si è resa necessaria la passione e determinazione del prof. De Spirito per chiederne la restituzione, avvenuta l’8 maggio 2021, ed il restauro a sue spese. Ora la restaurata tela seicentesca delle “Anime del Purgatorio”, posta sulla parete di fondo della chiesa, è venerata nuovamente dai fedeli che, uscendo dal sacro tempio, rivolgono alla Santa Vergine dal volto dolcissimo una preghiera per tutti i defunti bisognosi di perdono e di misericordia.

Questo pregiato e rarissimo quadro si trasforma così in preziosa catechesi per il popolo, che rinnova la sua fede nell’ultima e fondamentale verità rivelata e annunciata dal Credo Niceno-Costantinopolitano: “Aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen”.

Infatti San Paolo apostolo afferma energicamente: “Ora, se si annuncia che Cristo è risorto dai morti, come possono dire alcuni tra i vivi che non vi è resurrezione dei morti? Se non vi è resurrezione dei morti, neanche Cristo è risorto! Ma se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la nostra fede”. (1Cor 15,12-14).

Smarrita la fede in Dio e la speranza nella vita eterna, la vita appare un tragico controsenso, tutto diventa assurdo.

L’abbandono del Cielo non ha certo reso più libera e gioiosa la vita sulla terra. Padre David Maria Turoldo, attraverso il linguaggio alato della poesia, spiega il ruolo imprescindibile della Madonna nella storia dell’uomo che è chiamato a vivere e lottare “tra il già e non ancora” del tempo e dell’eternità: “Vergine, cattedrale del silenzio, anello d’oro del Tempo e dell’Eterno: tu porti la nostra carne in paradiso e Dio nella carne. Vieni e vai per gli spazi a noi invalicabili”.

Ecco perché l’antica tela restaurata delle “Anime del Purgatorio” rimane in San Giorgio del Sannio, luminosa finestra del cielo e potente voce di speranza.

MONS. PASQUALE MARIA MAINOLFI