Le Sacre Erbe di San Giovanni Cultura
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La notte di San Giovanni, la più corta dell’anno, era considerata una notte magica, con rituali legati alla raccolta di diverse specie di erbe che, secondo la credenza popolare, possedevano particolari poteri terapeutici e purificatori, in quanto, in questa epoca dell’anno, raggiungono il massimo del loro potere balsamico, delle loro proprietà fitoterapiche.
Dal punto di vista astrologico, è questo il periodo del “solstizio” d’estate, in cui il sole raggiunge il suo punto più alto, allo Zenit. Ciò rappresenterebbe un’allegorica vittoria della luce sulle tenebre, del bene sul male. I pianeti, secondo la tradizione popolare mediterranea, caricherebbero di energie positive le erbe esposte ai loro benefici influssi. Secondo i popoli celtici, l’unione del sole e della luna, sarebbe stata in grado di donare alle piante proprietà uniche e rare.
L’immagine di fanciulle biancovestite che, alla luce della luna, raccolgono, rigorosamente in silenzio, piante ed erbe nella notte del solstizio d’estate, ci riporta, come d’incanto, al passato remoto dell’umanità.
Dopo millenni, in questa misteriosa notte, nelle campagne italiane si ripete la mitica raccolta. “Erbe di San Giovanni” sono chiamate l’artemisia, la verbena, la ruta, la salvia, la lavanda, il rosmarino, il biancospino, la menta, l’iperico. Quest’ultimo, secondo la leggenda, sarebbe sbocciato proprio dalle gocce di sangue del Santo “decollato”, per volontà della perfida Erodiade e di sua figlia Salomè, le quali chiesero ad Erode Antipa la testa del Battista.
Se si provano a sfregare i suoi fiori gialli non aperti tra le dita, ne fuoriesce un succo rosso sangue, chiamato, in Germania, “Johannisblut”, ossia, “sangue del santo”. Questo sacro succo, mischiato a dell’acqua e ad altre erbe del Santo, va a creare quella soluzione magica, nota come “acqua di San Giovanni”, dai molti poteri benefici.
Le “erbe di San Giovanni” sono tutte piante odorose, in grado, secondo il credo popolare, di scacciare demoni e streghe, ma anche di tenere lontano i malefici e le avversità, tanto che, ancora oggi, in alcune plaghe del nostro sud contadino, vengono conservate in casa, custodite sotto cuscini e materassi, come amuleti.
Mazzi di lavanda vengono posti, in Spagna e in Grecia, sulle porte di casa, come talismano contro le streghe.
“I fiori e le piante di ‘mezza estate’ - osserva l’etnologo svizzero James Frazer, nel suo “Ramo d’oro”, - erano ritenute in grado di trasferire agli uomini parte dello splendore e del calore del sole, che li investiva, per un certo periodo, di poteri straordinari che consentivano loro di curare le malattie, ma anche di smascherare ed evitare tutti i mali che minacciano la vita dell'uomo”.
Nelle novelle popolari si racconta anche di una vegetazione piccolissima e sconosciuta, detta “erba dello smarrimento”. Essa è seminata dalle fate e dai folletti nei luoghi da loro frequentati e se calpestata ha il potere di allontanare lo sventurato dalla retta via.
“Nell’Europa cristiana i vegetali sono stati largamente demonizzati o santificati” osserva Gianluigi Beccaria, e questo perché si è sentito il bisogno di conferire una nuova dimensione a Madre Natura, una dimensione pervasa di “sacro”, in cui le piante venissero a svolgere un ruolo di difesa, di protezione contro le forze del male. Tanto che, “prima il mondo pagano divinizzò la flora, poi il mondo cristiano provvederà a santificarla”.
Tra mito e rito, tra sacro e profano, tra fede e natura, si dipana la millenaria storia dell’Occidente misterioso.
Nel “Sogno di una notte di mezza estate”, a proposito del rituale dell’acqua e delle erbe di San Giovanni, William Shakespeare (1564 - 1616) scrive: “Ogni fata in giro vada con questa acqua sacra e le erbe sante, e stanza per stanza, diffonda la benedizione dolce della pace”.
MARIA IVANA TANGA

14/06/2026