Tra recitazione, pittura, scultura e scrittura: Peppe Barile un ''emigrante al contrario'' Cultura

Eccoci tornati nello spazio dedicato al rilancio dei nostri beni culturali e ai sanniti che si fanno onore nel mondo. Protagonista della nostra intervista è l’attore Peppe Barile che risiede a Cervinara ma ha forti legami lavorativi e non con la città di Benevento. Lo ringraziamo per aver accettato il nostro invito a raccontarsi perché la sua crescita professionale e artistica come attore, pittore, scultore e da ultimo da esperto dell’animazione in 3 D non può che arricchire i nostri lettori. Questo artista ha avuto il coraggio di emigrare al contrario, tornando nelle zone interne della nostra Campania e non finisce mai di stupirci per i suoi singolari progetti nei settori sopramenzionati. 

Quali i sogni da bambino? Li ha realizzati? 

Il mio sogno era comunicare, come tutti credo, e il primo strumento che ho avuto tra le mani è stata una matita e quindi il disegno, come quasi tutti i bambini; un segno su un foglio, un graffio che testimonia la tua esistenza. Un segno che stupisce, che spaventa o che fa ridere. Questo è un sogno che si poteva realizzare subito, nel momento in cui lo sognavo; da allora non ho mai smesso. Per me il disegno e la pittura erano e sono un modo per inventarmi mondi e atmosfere diverse dalla realtà, per superare le paure.

Sappiamo che lei è un attore professionista. Ci racconta la sua esperienza in questo meraviglioso settore? 

Beh direi, andiamoci piano col “meraviglioso”. È un bellissimo mestiere, se non si dovesse sottostare alle logiche perverse del mercato legate ai numeri come i like su tik tok etc. Sono sempre stato attratto dalla capacità di realizzare cose attraverso il corpo, quindi la manualità e grazie alla propria intelligenza, la fantasia, l’immaginazione. Per me è sempre stato importante saper fare, essere persona capace di produrre qualcosa. 

Vivere in una zona interna l’ha limitata nella sua professione? 

Cominciai a fare Teatro a Napoli nel1980. Nel 1985 mi trasferii a Milano e subito iniziai a lavorare. Renato Carpentieri, che all’epoca incontravo spesso, mi presentò un suo amico che aveva uno studio grafico. Riuscii poi a entrare in gruppi di teatro danza. C’è stata per me anche la bellissima esperienza del Teatro alla Scala dove ho lavorato nei cast di numerose opere da mimo e “attore parlante”, soprattutto col noto regista Luca Ronconi. Con lui ho lavorato anche in prosa negli spettacoli teatrali: Tre sorelle, Re Lear, The Fairy Queen e molti altri. Poi, come un emigrante al contrario, mi sono trasferito nelle “zone interne” della Campania dove pensavo di trovare meno concorrenza e poter mettere a disposizione le esperienze acquisite, ma non è andata proprio così. La cultura nelle zone dove vivo ha spesso carattere sporadico legato soprattutto al periodo estivo (anche perché al chiuso, non sempre c’è un luogo adatto, per non parlare di un Teatro) e si preferisce l’intrattenimento, lo svago con nomi di richiamo prevalentemente televisivi. Credo che la pratica della cultura debba essere quotidiana, regolare e non debba mai mancare.

Oltre ad essere attore lei ha un’altra passione per la grafica, il disegno e l’animazione. Come concilia queste diverse forme d'arte?

Certo, come ho accennato prima, il disegno è la mia passione e da qualche anno mi cimento anche nell'animazione con buoni risultati. È molto più faticoso, dopo giorni e giorni di lavoro hai magari realizzato solo mezzo minuto della vicenda. Negli ultimi tempi uso la scultura in 3D e le tecniche di animazione per abbozzare i miei personaggi, metterli in posa e disegnarli rifiniti in 2D, nei diversi atteggiamenti, per raccontar storie.

Quali sono i suoi progetti per il futuro? 

Più che un progetto è un desiderio. Vorrei tanto narrare storie strampalate, surreali, con linguaggi inventati, divertenti e allo stesso tempo ironiche con il disegno e la scrittura. Penso ad un genere come la Graphic Novel. Ci sto lavorando e la prima storia è già pronta. Ho anche pensato di usare uno pseudonimo, ma lo svelerò solo se il desiderio si realizzerà. Pubblico qui alcune immagini tratte dal suddetto lavoro. Chissà! Magari riesco a suscitare interesse, curiosità e qualcuno decide di editarla? Hai visto mai? Magari proprio Realtà Sannita? 

Per invogliare i giovani a intraprendere questo percorso professionale cosa direbbe? Se vuole può scriverci anche un hashtag. 

Direi di scegliere queste materie solo se si ha l’urgenza di comunicare e non intendo la comunicazione che avviene sui social, la frenesia dell’apparire, ma quella occhi negli occhi perché come diceva José Saramago: il mondo si sta trasformando in una caverna proprio come quella di Platone - tutti guardano le immagini e credono che siano realtà. All’inizio in rete sono stato molto attivo e “social” anch’io. Stare sempre sul pezzo, però, diviene un altro lavoro. Attualmente, infatti, mi sono un po’ allontanato. Ci vorrebbe una sorta di segretario che lo facesse per me, così da non sottrarre tempo alla mia attività creativa. Quindi mi dispiace non ho un hashtag da suggerire. Sarà, magari per la prossima volta. 

GIUSEPPE NICCOLÒ IMPERLINO