Un ricordo di Carlo Pisacane Cultura

Ricorre in questi giorni l’anniversario di uno dei tentativi di progetti insurrezionali nel Mezzogiorno del secolo XIX°.  Pisacane e Mazzini, a dire il vero, trovarono un terreno di collaborazione da attuarsi nell’Italia meridionale fin dal febbraio 1857, mentre la spedizione fu fissata definitivamente in una riunione tenuta a Genova il 4 giugno dello stesso anno.

Il 25 giugno 1857, proprio a Genova, Pisacane s’imbarca con altri ventiquattro sovversivi, tra cui Giovanni Nicotera e Giovan Battista Falcone, su un piroscafo di linea (il Cagliari), della Società Rubattino, diretto a Tunisi. 

Il 26 giugno, sbarcò sull’isola di Ponza sventolando il tricolore, riuscendo a liberare circa 320 detenuti dal carcere locale. Il 28 giugno, il Cagliari ripartì carico di ex detenuti e delle armi sottratte al presidio borbonico e la sera stessa arrivò a Sapri, dove invece di trovare il tanto sperato appoggio del popolo, gli insorgenti si ritrovarono circondati da contadini armati di falci e zappe. 

La popolazione, infatti, fu informata dai soldati borbonici che a sbarcare non sarebbero stati patrioti, ma comuni criminali ed ergastolani evasi dall’isola di Ponza. Il 1 luglio a Padula, Pisacane e i suoi uomini furono circondati e 25 di loro massacrati dai contadini. Gli altri, per un totale di 150, dopo essere stati catturati e consegnati ai gendarmi, furono fucilati, altri ancora morirono negli scontri. 

Pisacane, Nicotera, Falcone e gli ultimi superstiti riuscirono ancora una volta a fuggire, ma il giorno dopo, il 2 luglio a Sanza (Salerno), furono nuovamente aggrediti dalla popolazione e altri 83 di loro, uccisi. Pisacane stesso morì, non è chiaro se fu ucciso o si suicidò a seguito di uno scontro a fuoco, mentre Falcone si sparò alla testa. 

La spedizione di Sapri, così sarà ricordata l’iniziativa, pur essendo un’impresa tipicamente mazziniana, condotta senza speranza di successo, resterà pregnante di valori per i posteri. L’impresa, infatti in seguito, è stata interpretata come il nocciolo del dialogo tra moderati e democratici, stabilendo il declino di Mazzini e lo sviluppo della politica di Cavour e la delegittimazione del Regno delle Due Sicilie.

Alla base, infatti, delle correnti politiche esistenti nel Mezzogiorno degli anni 50 dell’ottocento vi erano due visioni opposte: chi sosteneva i Borboni e la loro tradizione e chi sosteneva il mito dell’unificazione italiana. Tra gli anni 1848 e il 1860 si assistette alla progressiva disarticolazione delle strutture del Regno delle Due Sicilie, fattore decisivo del crollo e la spedizione fu l’ultimo evento importante di quel decennio.

Carlo Pisacane, di famiglia aristocratica, orfano giovanissimo di padre, seguì le orme del fratello maggiore, Filippo (1815-1894), entrando nella famosa scuola militare della Nunziatella e conoscendo, fra gli altri, Enrico Cosenz, Girolamo Ulloa, Matteo Negri, i fratelli Luigi e Carlo Mezzacapo. Nel febbraio 1847, invece, fuggì da Napoli sotto falso nome con una donna, Enrichetta Di Lorenzo, che abbandonò il marito e tre figli per seguirlo. 

Visse un’esperienza all’estero, prima in Inghilterra e poi in Francia, rientrando con Enrichetta a Milano. In seguitò riparò come profugo anche in Svizzera fino a rientrare nel 1849 per la Repubblica Romana. La coppia divenne uno dei simboli della “rivoluzione romantica”. 

Pisacane rischiò di combattere anche contro il fratello Filippo che, fedelissimo al re e alla monarchia, era alla testa di uno degli squadroni della cavalleria borbonica che avevano messo in difficoltà i repubblicani vicino Velletri. Con l’arrivo dei francesi Pisacane, dopo una breve detenzione, lasciò Roma per un nuovo esilio, prima a Losanna, poi a Lugano e ancora a Londra. Rientrò, alla fine, in Italia dove iniziò a pensare che la questione sociale poteva essere una potenziale soluzione della crisi italiana. 

Le acquisizioni culturali e ideologiche dell’esilio pesarono nella sua formazione politica. Fu affascinato dalle idee francesi del socialismo utopistico, libertario e fraternitario, fortemente influenzato da Pierre-Joseph Proudhon e François-Marie-Charles Fourier, giungendo a sostenere la necessità di una redistribuzione della proprietà.

Quando nel 1860 Garibaldi entrò a Napoli, dispose per la figlia avuta da Enrichetta, una pensione di 60 ducati, mentre Nicotera, patriota del Risorgimento e importante politico della Sinistra Storica italiana, uscito di prigione, la adottò come aveva promesso a Pisacane poco prima che morisse. 

Il 6 settembre dello stesso anno i garibaldini occuparono Sanza, il paese dove era morto Pisacane nel 1857, gli autori dell’eccidio del 2 luglio furono arrestati, massacrati e poi giustiziati. Pisacane, a modo loro, era stato vendicato.

La spedizione di Sapri che fu al centro delle divisioni della sinistra storica, successivamente fu anche al centro di confronti storici, politici ed ideologici.

La figura di Carlo Pisacane rimane ancora oggi fra le più importanti del Risorgimento italiano e resta a sottolineare  che la guerra fratricida di allora, fondamentale per il potere ed un’ideologia, è stata fondamentale per comprendere la formazione della nazione.

Ci piace ricordarlo con alcuni versi che Luigi Mercantini ha voluto dedicare all’impresa tentata da Carlo Pisacane nel 1857: “Con gli occhi azzurri e coi capelli d’oro un giovin camminava innanzi a loro. Mi feci ardita, e, presol per la mano, gli chiesi: “Dove vai, bel capitano?”…..Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!

ANTONIO D’ARGENIO
ISRI Delegazione sannita