AL REFERENDUM DEL 1946 INIZIARONO I CONTRASTI POLITICI TRA BOSCO- LUCARELLI e DE CARO In primo piano

In un convegno promosso dal Centro Studi del Sannio si è parlato anche della battaglia elettorale della primavera del 1946, che segnò il momento di avvio di quello che fu, per quasi un decennio, il contrasto politico tra Gianbattista Bosco Lucarelli e Raffaele De Caro.

Al referendum del 2 giugno Bosco Lucarelli si dichiarò repubblicano, mentre De Caro si schierò per la monarchia. La DC in campo nazionale aveva deciso di non prendere posizione; né per la repubblica né per la monarchia, lasciando liberi dirigenti e militanti di scegliere l’una o l’altra linea.

Significativa fu la posizione che assunse Bosco Lucarelli per la Repubblica: lo fece con un discorso pubblico nel Teatro Comunale di Benevento nel mese di aprile del ‘46, precisando ovviamente che la sua era una scelta a titolo personale, ma che comunque creò non poche sorprese per gli elettori cattolici, suscitando anche una certa irritazione in alcuni ambienti della Curia arcivescovile. Ma forse non se ne dispiacque l’arcivescovo Mancinelli che non nutriva particolari simpatie per il partito liberale, che era il principale sostenitore della monarchia. Il voto dei sanniti al referendum in larga misura, con il 78%, andò alla monarchia. Soltanto in nove comuni su 74 vinse il voto repubblicano, che raccolse complessivamente il 22%. Però queste percentuali dicono anche che una parte notevole dei democristiani votò per la repubblica, visto che PCI, PSI ed altre formazioni di sinistra nella stessa giornata avevano raccolto soltanto il 10%.

Nella prima competizione politica del 2 giugno (il collegio elettorale comprendeva Benevento e Campobasso) la provincia di Benevento si orientò in larga parte sui partiti del centrodestra: DC 43%, PLI 32%, Uomo Qualunque 7%, rispetto alla sinistra che raccolse il 6% con il PSI ed il 3% con il PCI.

Furono eletti due democristiani: Giambattista Bosco Lucarelli e Giovanni Perlingieri, e due liberali: Raffaele De Caro e Antonio Cifaldi. I candidati della DC erano, oltre a Bosco Lucarelli, anche Antonio Lepore che era stato, fino al 1927, l’ultimo segretario provinciale del PPI; ed anche Pasquale Centore, all’epoca segretario provinciale della DC e Giovanni Perlingieri, appartenente ad una nota famiglia della buona borghesia cittadina.

Oltre a Bosco Lucarelli si prevedeva l’elezione di Lepore, che era fortemente sostenuto dalla direzione nazionale del partito e personalmente da Alcide De Gasperi, il quale De Gasperi nel 1949 parlando a Benevento dal balcone della Prefettura, ricorderà pubblicamente la sua personale riconoscenza ad Antonio Lepore che, nel 1927, lo aveva ospitato e nascosto in casa sua quando egli si era visto costretto a fuggire da Roma per non essere arrestato dalla Polizia fascista.

Ma Lepore pur avendo il sostegno di De Gasperi, non riuscì ad essere eletto all’Assemblea Costituente. Difatti fu scavalcato da un altro candidato, ma non perché questi disponesse di una particolare forza elettorale bensì a causa di un curioso meccanismo di votazione, fondato sulle preferenze che si esprimevano scrivendo il numero assegnato al candidato nella lista del partito.

L’antagonismo tra Bosco Lucarelli e De Caro arrivò al punto da stabilire una netta incompatibilità, e quindi una rottura fra loro due, che non consentiva alleanze tra i rispettivi partiti nelle amministrazioni locali.

Difatti l’antiliberalismo di Bosco Lucarelli, conseguente anche al suo duro antimassonismo, che lo teneva lontano da De Caro, lo portò a guardare anche a possibili accordi ed alleanze con partiti di estrema destra, arrivando a formare giunte locali dalla Democrazia Cristiana e dal Partito Nazionale Monarchico.

Cioè il democristiano repubblicano Bosco Lucarelli promosse la prima Giunta Provinciale di quell’epoca repubblicana con un’alleanza organica tra democristiani e monarchici, con la presidenza della Provincia affidata ad Alessandro Lombardi.

Difatti la prima alleanza politico-amministrativa Democrazia Cristiana- Partito Liberale fu fatta nel 1956, dopo due anni dalla morte di Bosco Lucarelli.

Una significativa battaglia politica, combattuta tenacemente in stretta intesa tra Bosco Lucarelli e De Caro, ma purtroppo senza successo, fu la proposta di inserire nella Carta costituzionale il riconoscimento della Regione Sannio, formata dalle province di Avellino, Benevento e Campobasso. Il progetto non ebbe successo perché non trovò l’adesione dei parlamentari molisani e soprattutto di quelli avellinesi.

Ed, in chiusura, è il caso di ricordare che il 10 marzo del 1946, ottant’anni fa, per la prima volta le donne italiane furono ammesse al voto. E certamente fu determinante il voto femminile nel risultato del due giugno, per la Costituente e per il Referendum.

E’ uscito in questi giorni un libro con il titolo “Ventuno, le donne che fecero la Costituzione”. Mi sono permesso di suggerire al Centro Studi del Sannio di promuovere un convegno, il prossimo 10 marzo, per presentare quel libro e quindi onorare la memoria di quelle ventuno donne costituenti e di tutte le donne che hanno contribuito a costruire e consolidare la democrazia in Italia.

ROBERTO COSTANZO