Le regole d'oro del ''conservatore'' Montanelli In primo piano

Provo un vero piacere a scartabellare un’infinità di libri “d’occasione” che si trovano sparpagliati su enormi banconi. Gettati alla rinfusa dal ‘commerciante’ - chiamiamolo impropriamente così - il cui unico scopo è quello di vendere, possibilmente a caro prezzo, quell’infinità di testi che ha avuto la possibilità di raccogliere negli ‘sfratti’ di vecchie case, o nell’immondizia, oppure ‘regalati’ (meglio dire buttati) “per fare spazio”; o barattati con altre cose insignificanti. Dietro ad ogni testo c’è segnato il prezzo a matita: 5 euro, 7 euro. La media è questa. Il criterio con il quale è stato stabilito a quanto vendere si può solo intuire. Più il volume ha tante pagine, più costa. Il titolo, l’autore, la condizione del libro - se è nuovo o usato - non c’entrano niente. L’unica cosa che conta è il ‘peso’, ovvero la quantità di pagine che ha. Dai sette euro è facile ottenere uno sconto, sempre che acquisti più di un libro. E in quel mare di copertine, di fogli, puoi trovare sorprese inaspettate. Testi antichi, e preziosi, di Leopardi, Manzoni, Gadda e via dicendo.

Devo confessare che per tornare a casa dal lavoro, a Roma, a volte imbocco la strada più lunga, con diversi pretesti. Ma alla base dell’allungamento del percorso c’è la voglia di fermarsi - se c’è spazio per parcheggiare, ovviamente - vicino alle bancarelle di libri usati. E cominciare a cercare qualche testo che stuzzichi la mia immaginazione, la mia fantasia. E, in verità, di questi libri che vorrei possedere ce ne sono tanti, troppi. C’è proprio di tutto. Primeggia sulle bancarelle da me bazzicate Bruno Vespa, con una notevole mole di testi nuovi e usati. C’è proprio di tutto, basta avere la pazienza di cercare sollevando pubblicazione su pubblicazione. Andando a cercare a destra e a manca in quella montagna di ‘cultura’ abbandonata.

Rimuovo l’ennesimo volume ed ecco che mi colpisce il colore ‘giallo Napoli’ di un testo del giornalista-scrittore Indro Montanelli: ‘Le Stanze - dialoghi con gli Italiani’ - Bur Corriere della Sera, 1999. D’istinto lo compro. Il dott. Montanelli altro che ‘conservatore’, per non usare termini peggiori, come lo consideravamo noi ‘sessantottini’. Nei suoi scritti c’è grande attenzione al lettore, disponibilità a mettersi in discussione, umiltà ad ammettere i propri errori. Ma, forse, ‘la Stanza’ che tutti i giornalisti dovrebbero leggere - e meditare - è quella dal titolo: ‘Il mestiere di scrivere? Ecco tre regole d’oro’. Una lettrice chiedeva a Montanelli di esprimersi sulla ‘querelle’ relativa al rapporto scrittore-lettore. Indro non si fa pregare e subito s’addentra nella spinosa questione di come accaparrarsi la fiducia del lettore.

* “L’idea - afferma - di conquistare il lettore con le montature sensazionalistiche dei fatti può funzionare sulla breve distanza. Su quella lunga, procura solo discredito”.

* Bisogna poi, sempre secondo Montanelli, ‘parlare al lettore nella sua semplice lingua, non in quella sussiegosa dell’Accademia...’

* E, infine, ‘nel resoconto di un avvenimento, non far sentire al lettore l’opinione che te ne sei fatto; bisogna lasciargliela suggerire dai fatti secondo il modo in cui gli si raccontano’.

Ovviamente i fatti, le storie vanno rivelate tutte, senza alcuna censura. Per una questione semplice, perché prima o poi le bugie, le falsità vengono sempre a galla.

Le tre regole del ‘conservatore’ Montanelli sono proprio da ‘conservare’ gelosamente, tenendole sempre presenti quando si scrive un ‘pezzo’ o quando si realizza un servizio televisivo. Non è vero che il lettore ha la memoria corta, troppo comodo per il giornalista ritenerlo, ma terribilmente deleterio per l’informazione in generale. Eppure, a leggere certi articoli o a guardare alcuni servizi televisivi si ha la netta sensazione che le tre regole del giornalista di Fucecchio siano completamente ignorate. E la conseguenza è che la credibilità nella ‘stampa’ è in crescente calo. Chi scrive ricorda da ragazzo quando per affermare l’assoluta attendibilità di un fatto, di una notizia, si diceva: ‘...è scritta sul giornale’ o ‘è stata data dal telegiornale’. Ai nostri giorni affermazioni del genere non si sentono più. E se c’è ancora qualcuno che usa frasi del genere si sente rispondere di botto: ‘E tu ci credi?’. Non è semplice risalire la china, ma neanche impossibile. La categoria non può far finta di niente. I giornalisti ‘infedeli’ non possono passarla liscia.

ELIA FIORILLO