23/03/2014

Un padre che dona se stesso ai figli diventa immortale

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Il 19 marzo scorso, il giorno di San Giuseppe, è stata la festa del papà. E mi sono ricordata di una poesia di Raffaele Viviani: “'O Pate” che mi piace commentare confrontandola con i giorni nostri.

O pate è ‘o capo ‘e casa, ‘o ciucciariello,

pecchè tira ‘a carretta d’’a famiglia.

Nella famiglia moderna comandano tutti quanti e quasi sempre anche la donna lavora. Quando trova il lavoro. E sempre se il marito non sia stato messo in cassa integrazione o licenziato.

E figlie, ‘a sera, ‘o fanno na quadriglia,

n’applauso appena sona ‘o campaniello.

Spesso quando il padre torna a casa non trova nessuno. Che suona a fare il campanello? C’è il deserto in casa. E poi, magari più tardi, magari uno alla volta come i monacelli del convento, la casa si comincia a riempire. Ma a volte più che casa, mi verrebbe voglia di chiamarla albergo. Mangiare, dormire e, come dice Totò, lavatura e stiratura.

Andiamo avanti.

Chi ‘a copp’ ‘a seggia ‘o vo’ tirà ‘o cappiello,

chi ‘o leva ‘a giacca; e st’ommo se ‘ncuniglia,

nun sape a chi vasa’, nu lassa e piglia,

addeventa pur’isso guagliunciello.

Oggi: “ciao pà” e di corsa alla televisione, al computer, all’iPad. All’iPhone no, perché ognuno lo porta con sé. Fanno a gara chi se ne va prima nella propria stanza e il padre resta solo. Se ‘ncuniglia non perché sia circondato e coccolato dai figli ma perché si sente solo e comincia a rifugiarsi nei sogni, perché la realtà non gli piace.

E chesta scena presto ‘o fa scurdà

Ca tena ‘a maglia ‘a sotto ch’è spugnata.

Guè, jatevenne, ca s’ha da cagna’.

E chi la porta più la maglia intima? E anche se l’avesse e anche se dovesse cambiarsela perché è sudata, lo può fare tranquillamente davanti agli altri. Così è la volta buona per mostrare il tatuaggio che ha sul petto. Forse uguale a quello dei figli.

Po’ tutte attorno a’ tavula, ‘ncastiello.

E quanno ‘a caccavella è scummigliata,

appizza ‘e recchie pure ‘o cacciutiello.

La tavola? E che cos’è? Spesso si cena non tutti insieme, non attorno alla tavola, ma chi davanti al televisore, chi davanti al computer, magari anche con le cuffie in testa. Ma anche se si mangiasse tutti insieme, dove si usa più ‘a caccavella, che serviva lo stesso cibo a tutti? E non bastava mai a saziare?

Oggi si mangiano cibi diversi, leggeri, dietetici o al contrario già bell’e pronti e che fanno dire a chi li mangia, nelle pubblicità: “w la mamma!”

Ce ne vuole del coraggio!

Però ho trovato un punto in comune. Meno male altrimenti alcune poesie del passato non servono più. Farebbero solo ridere o forse piangere. Ho trovato:’o cacciutiello. Oggi vanno di moda gli animali. Forse sono loro che riescono a colmare in parte la solitudine degli uomini. Spesso si vedono persone che riversano il loro affetto su questi esseri animali che non chiedono niente se non amore, che fanno compagnia, che non tradiscono, che diventano amici. Sia esso un cane, un gatto. Appizzano’e recchie e sembrano capire più di tanti esseri umani.

Auguri a tutti i papà, a quelli presenti, a quelli che non ci sono più. Ma penso che un padre, se ha saputo dare se stesso ai figli, è sempre vivo nel loro cuore. Diventa immortale. Ed è questa la bravura. E’ questo uno dei motivi validi per vivere e per sentirsi in pace con se stessi e con gli altri.

W i papà.

ELISA FIENGO

lisafiengo@gmail.com

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