23/04/2017

Il momento della verità

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Il tempo vola. Tra due mesi l'amministrazione Mastella compie un anno. Non è tempo di bilanci. Soprattutto ricordando la solita frase con la quale alla Rocca dei Rettori esordiva il consigliere Giuseppe Iannella professore di ragioneria e tecnica: “Date da fare un bilancio a sette ragionieri e ne usciranno sette bilanci diversi”.

Neanche è tempo di routine, di burocratica ripetizione di adempimenti dettati dalla consuetudine. Al Comune di Benevento è in atto una sorta di pulizia di Pasqua. Ma non il solito spostamento di mobili e lucidature di finestre per un desiderio di luce. 

Si tratta, invece, di riorganizzare la casa partendo dalle fondazioni.

Il Comune è un ente necessario: non può non esistere. Quindi non può rinunciare a svolgere le funzioni proprie fissate dalle legge ed enunciate, nel tempo, dall'amministrazione in carica. La dichiarazione di dissesto è una cura costosa dalla quale si attendono i frutti della buona salute.

Se, peraltro, il lavoro tecnico è affidato alla commissione appositamente insediata, il costo da sostenere grava tutto sulla comunità amministrata e la sua gestione è affidata agli amministratori ordinari, sindaco in testa. Il medico ha individuato il tumore, l'onorario e le medicine sono a carico della famiglia. Ma come starà il paziente dopo la cura e come dovrà vivere è cosa alla quale deve provvedere la famiglia. Chi si farà carico di finanziare la convalescenza e la riabilitazione? Tranne che ci sia qualche generoso buon samaritano, l'onere è ripartito secondo le disponibilità di ogni componente la famiglia. Si farà attenzione ad evitare sprechi ma si deve assicurare al congiunto malato-guarito l'indispensabile. Non si esclude che qualche familiare decida di uscire dal consorzio, contando sulla impunibilità, per nulla preoccupato delle maledizioni dei congiunti.

Il Comune di Benevento è il malato, la commissione del dissesto è il medico, la famiglia siamo noi cittadini, il capofamiglia è l'amministrazione guidata dal sindaco. Non si esclude che  ci siano soggetti intenzionati a non farsi annoverare tra quelli che devono mettere mano alla tasca.

Il capofamiglia (non il mago Mastella, ma tutta la macchina amministrativa) deve stabilire e comunicare l'obiettivo da raggiungere, i costi e l'entità del contributo dei familiari. In un momento di grave preoccupazione, nessuno è autorizzato a nascondersi. Dice: ma dovrebbe essere sempre così. Perfetto. Ma è ancora di più chiaro quando si corre un pericolo.

Da quando è diventato sindaco, Clemente Mastella si meraviglia di quello che è costretto a scoprire. L'organismo di Palazzo Mosti fa acqua da tutte le parti. Ha dovuto toccare con mano malfunzionamenti, lentezze, zone grigie, collaboratori che creano solo grane ma esitano a “comporre” e “mettere a posto”.

La cosa più preoccupante è che ci sono troppi renitenti alla leva: si parla, ovviamente, di quella fiscale. C'è troppa gente che non paga le tasse che dovrebbe. E qui entriamo nel braciere. Ci sono evasori totali, gente sconosciuta ai registri e alle liste. Ma c'è gente che è segnata nei libri, ci sono pure le cifre ad essa imputate ma... mancano i pagamenti. A quanto filtra dalle caute dichiarazione di consiglieri comunali, c'è gente che sa quello che deve pagare, ma non paga e nessuno mette in moto la procedura per l'esazione coattiva. Così succede che chi non paga si convince che la sua tattica è la migliore, perché il rischio che aveva pur preventivato (pagamento e multa) evapora.

Prima di inasprire balzelli, minacciando spropositate sanzioni (come quella di duecento euro di multa per chi sale sull'autobus senza biglietto), è indispensabile un  censimento vero della popolazione residente. E quelli che residenti non sono, perché restano iscritti nei comuni di origine per esibirsi  nelle più sfiziose contese elettorali del natio luogo, non dovrebbero pagare una tassa per occupazione di suolo pubblico o per consumo d'aria?

Ripuliti i conti e fatta chiarezza sulla platea dei contribuenti, non dovrebbe essere difficile fare la lista di quei nomi che non compaiono tra i contribuenti (statali e locali) le cui uscite si dirigono (anche) verso le casse comunali. Questa operazione di verità va condotta con la necessaria energia, senza sconti e senza delicatezze fuori posto, così come è avvenuto nei confronti di consiglieri che si erano dimenticati di mettersi in regola prima della candidatura dei quali non è stato fatto il nome, lasciando la circolazione della notizia al canale del si dice...

Qui non c'è in ballo solo il diritto all'informazione o il diritto alla privacy. Si deve chiamare in causa l'altro diritto, quella parità di trattamento. Io che pago le tasse ho tutto il diritto di conoscere nomi e cognomi di chi non le paga.

Qualche indulgenza l'ammetterei per le operazioni di recupero dei debiti passati. Per non correre il rischio di perdere Filippo con tutto il panaro, sarei disposto a tollerare transazioni capaci di impedire l'innesco di iniziative giudiziarie. Per le quali l'Amministrazione rischierebbe di pagare pure le spese.

La prima candelina Mastella dovrebbe spegnerla avendo avuto l'assicurazione da assessori, dirigenti e impiegati tutti che questo lavoro è stato messo a punto. E poi, torni per qualche giorno a festeggiare San Giovanni.

MARIO PEDICINI

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