05/07/2012

Dio salvi la Provincia

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“Io non sono insensibile al grido di dolore che si eleva da tante parti d’Italia” proclamò il re Vittorio Emanuele nell’accingersi a concretizzare il sogno di vedere sventolare il tricolore su tutto il “bel suol” d’Italia.

Con la stessa carica emotiva il Presidente della Provincia, Aniello Cimitile, ha inoltrato ai Presidenti dell’Upi e del Consiglio direttivo dell’Unione delle Province, riuniti a Roma per discutere la proposta governativa di ridurre drasticamente il numero delle Province, il vibrante messaggio di “salvare” la nostra Provincia.

Lo ha chiesto in nome dei patrioti liberali che abbatterono il 3 settembre 1860 il potere papalino durato otto secoli.

Il capo della “Rocca dei Rettori” ha chiesto “ la salvaguardia di uno dei più importanti patrimoni storici: la Provincia di Benevento di antica e nobile istituzione, con consolidata esperienza di autonomia di governo locale...”.

Mai come in questo momento occorre che si elevi, vibrante, corale, la voce dei politici sanniti e particolarmente della deputazione politica.

“E’ ‘na parola!” sghignazza Gelsomina “E mò s’aìzene pe’ gghi’ a combattere! Cioè ad alluccare dinanzi alle case degli attuali governanti: “Nun vulimme essere degradati!... Astipatece ‘a Provincia: si sapiste quanto ci costò, a cominciare da Sibariani che morì in carcere per avere diffuso un proclama di “liberazione” dal Papato!..”.

Signori Senatori e Deputati eletti nel Sannio (per il Sannio!), scuotetevi! Non fate gli “svincoli”; non siate “sparpagliati” – come diceva Pappagone (Peppino De Filippo). Uniti, magari con l’appoggio di una parte, la più chiassosa, dei vostri elettori, e con l’accompagnamento della banda del Liceo musicale, andate dal Presidente Monti per chiedergli di non fare d’ogni erba un fascio. Ci sono Province e Province. Ci sono quelle giovani senza storia alle spalle. Ce ne sono altre, e tra queste di sicuro quella di Benevento, che riscossero il plauso delle Autorità centrali le quali vollero premiare la gloriosa città, che si era autoliberata dal potere di Roma, edificando un maestoso Palazzo del Governo, che sta gigante tra gli altri “Palazzi” delle Province liberate. Il Parlamento post unitario intese rendere omaggio a Giuseppe Garibaldi, il dittatore, che raccolse il vivo desiderio di Salvatore Rampone di vedere onorata la sua, la nostra, città con il blasone di capoluogo di Provincia.

Signori parlamentari sanniti, stringetevi a coorte. Difendete ad oltranza il buon diritto di Benevento a continuare ad amministrare la sua Provincia, ad avere ancora la sua Prefettura e tutti gli uffici che le spettano di diritto per lunga, onorata “buona condotta”.

Dice Monti: ma noi non facciamo sparire le province con meno di 350 mila abitanti, con meno di tremila chilometri di estensione e 50 amministrazioni comunali! Noi aggregheremo tra loro tutte le province che non hanno i requisiti di base...

Presidente Monti, non meniamo il can per l’aia! Dalle nostre parti vige il principio “sparte ricchezza, diventa povertà”. Noi siamo ricchi di storia, vantiamo un patrimonio di “Bene dell’Umanità” avallato dall’Unesco. Siamo gente dignitosamente sopravvissuta nonostante il mancato arrivo di grossi insediamenti industriali filo governativi, nonostante il mancato appoggio a “giuste cause” autostradali... nonostante il... furto della filiale della Banca d’Italia, della sede dell’Enel, eccetera.

Abbiamo sperato di vincere almeno la battaglia per l’istituzione di una delle tre scuole per magistrati date per scontate dal precedente governo; speranze miseramente naufragate sotto la sconcertante alluvione del competente (?) Ministro che ha sancito, in nome di un decantato risparmio, di glorificare una sola scuola ubicata nell’area fiorentina, che dopo avere ingoiato sensibili finanziamenti continuerà a sperperare pubblico denaro per sostenere quella locazione, in gran parte destinata a rimanere vuota.

La sede pro scuola magistrati a Benevento, allestita con i sacrifici della locale amministrazione provinciale, continuerà a restare vuota, monumento all’insipienza di certi rappresentanti del governo “sparagnatori di vrenna e frusciatori di sciuscelle”.Voi predicate, signor Monti, in nome di un vagheggiato risparmio, in tema di province, di volere far sopravvivere solo le grosse entità e disgregando le cosiddette minori che pur si vantano, come laboriose formiche, di sapersi autogestire.

Presidente Monti, vi preghiamo di accogliere con rispetto i parlamentari sanniti che dovessero venire a perorare la causa della loro Provincia.

Sappiate che al nostro arco abbiamo ancora tante frecce. Voi dite che abbiamo pochi arcieri idonei a scoccare le nostre frecce? Ricordatevi della genialità delle genti sannite, capaci, alle Forche Caudine, di avere ragione delle legioni romane facendole passare sotto il giogo e sommergendole di poderose pernacchie...

Signor Presidente, non una sola freccia non colpirà il bersaglio! Forse voi non sapete che dal nostro speciale campo d’aviazione, contrassegnato dal mitico noce, sono pronte a catapultarsi sulla vostra testa, a bordo delle loro scope di saggina, tante, ma tante streghe per convincervi ad avere più rispetto per Benevento e la sua Provincia. A guidarle, a spronarle c’è il principe Arechi coi suoi suoi Longobardi, c’è il re Mafredi immortalato da Dante Alighieri in co’ del ponte, c’è il poeta Orazio (che ebbe come maestro il beneventano Orbilio Pupillo) che in una sua satira decantò le specialità locali (il cardone, gli uccelletti allo spiedo e per dolce la coupeta, alias il torrone) degustate in una taverna (trattoria tipica).

Tappatevi le orecchie, professore Monti, se non volete restare sordo al canto dei beneventani tutti che, come un tornado, vi sommergeranno con il loro impetuoso “Fratelli d’Italia,...Benevento s’è desta...”.

CLEMENTE CASSESE 

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