Giacomo Tofano, patriota e avvocato Cultura

Primogenito di Francesco e Marianna De Marco, nacque il 13 marzo 1799 a Paupisi (BN), dove il padre, abbandonata la nativa Airola, si era rifugiato verso la fine del 1797 per motivi politici. Nel 1801 la famiglia fece ritorno ad Airola, dove i coniugi ebbero altri cinque figli: Maddalena, Laura, Laura Anastasia, Aniello Nicola e Giovanni. In una lettera all’amico Girolamo Magliano, Giacomo dice: “la mia famiglia era tra le prime di Airola per natali e ricchezza. Mio padre rimasto privo del genitore si compromise per i suoi principi politici e per evitare il carcere si rese latitante e si rifugiò a Paupisi ove impalmò mia madre ed io vi nacqui”. La figura del padre, esponente di spicco del partito repubblicano di Airola, condizionò notevolmente la vita di Giacomo.

A Napoli intraprese gli studi universitari di giurisprudenza. Partecipò, giovanissimo, come volontario, ai moti insurrezionali siciliani del 1820. Dopo l’esperienza siciliana si trasferì a Benevento, dove aderì alla setta dei “Liberali decisi”, fondata da Gennaro Lopez di Baselice. Il 20 gennaio del 1826, accusato di idee liberali, fu arrestato dai gendarmi pontifici. Dopo ventisette mesi di carcere ritornò a Napoli, dove sposò Angiola Pugliese. Dal matrimonio nacquero: Francesco, Ernesto, Eduardo, Eugenio (genitore del famoso attore Sergio Tofano, in arte STO), Guglielmo e Gustavo.

A Napoli iniziò con successo la carriera forense. Il primo febbraio del 1848 fu nominato prefetto di polizia, sostituendo Cesare Gallotti. Il sei marzo fu promosso, in sostituzione di Carlo Poerio, direttore generale di polizia. Il nuovo incarico durò solo venti giorni; per non aver voluto fronteggiare i moti in piazza, si dimise da direttore generale di polizia, da consigliere della Suprema Corte di Giustizia e da tenente colonnello della Guardia Nazionale di Napoli.

Ripresa la professione forense, si trovò, assieme a Gennaro de Filippo a difendere gli imputati della setta “l’Unità d’Italia”, tra cui Carlo Poerio. Il nove febbraio 1950, durante la prima seduta del processo, Giacomo Tofano chiese la ricusazione del presidente Navarro. Dopo la prima udienza la polizia spiccava mandato di cattura contro i due difensori. Tofano fu arrestato, mentre de Filippo riuscì a fuggire. L’arrestato fu condotto nelle carceri di Santa Maria Apparente e poi in quelle di Castel dell’Ovo.

Il 19 gennaio del 1852, dopo aver scontato due anni, fu liberato; il 10 febbraio venne espulso dal Regno. Fu esule, prima in Toscana, poi a Torino, quindi a Bologna, dove fu nominato Consigliere della Suprema Corte di Giustizia e docente di diritto penale presso l’omonima Università. Dopo l’unità d’Italia ritornò a Napoli, dove fu nominato presidente della Gran Corte Criminale. Nel gennaio del 1861 il collegio elettorale di Airola lo elesse a proprio rappresentante nel primo parlamento italiano. Il suo mandato elettorale ebbe breve durata, perché fu accusato di essere filo borbonico. Un decreto reale del 23 agosto 1861 “dispensava don Giacomo Tofano da ulteriore servizio”. Giacomo richiese, a sua difesa, un’inchiesta parlamentare, che la camera rigettò. Il 10 febbraio 1862 si dimise da deputato. Al parlamento del Regno d’Italia Giacomo Tofano ritornò, sempre eletto nel collegio di Airola, nel maggio 1866, in sostituzione del dimissionario Costantino Crisci. Fu rieletto deputato per la terza volta nel marzo del 1867. Si spense nella sua casa di Vico Parente di Napoli il 21 novembre 1870.

GIACOMO RIVETTI