''I Fiori del Campo'' per ricordare l'Olocausto Cultura

Due ore di interpretazione intensa, per uno spettacolo che commuove, ispira, fa riflettere e viene alla fine premiato dai presenti con un lungo scroscio di applausi.

Per la Giornata della Memoria la Solot, Compagnia Stabile di Benevento, ha portato in scena presso il Teatro Mulino Pacifico di Via Appio Claudio lo spettacolo “I Fiori del Campo”, liberamente tratto dal libro “Il fotografo di Auschwitz” di Luca Crippa e Maurizio Onnis, Edizioni Piemme. La storia è quella vera di Wilhelm Brasse, fotografo polacco nato nel 1917 e morto nel 2012, divenuto famoso per essere stato per un quinquennio il “fotografo di Auschwitz”. Essendosi rifiutato più volte di giurare fedeltà a Hitler, il 31 agosto 1940 fu deportato ad Auschwitz come prigioniero di campo col numero 3444. A salvarlo da morte sicura fu la sua perfetta conoscenza della lingua tedesca e la notevole capacità nella ripresa fotografica, soprattutto come ritrattista. Per queste ragioni, insieme ad altri fotografi, fu chiamato a fotografare tutti i prigionieri del campo, riprendendoli di fronte e nei due profili destro e sinistro, inaugurando così la “Erkennungsdienst”, unità di identificazione fotografica, una sezione della RSHA (Reichssicherheitshauptamt). Un anno e mezzo dopo incontrò il dottor Mengele, il medico criminale nazista che gli diede l’ordine di fotografare le vittime nel corso dei suoi esperimenti.

Agli inizi del ’45, quando l’Armata Rossa stava per travolgere qualsiasi resistenza tedesca (i russi erano infatti entrati in Polonia), i nazisti ordinarono a Brasse di distruggere tutti i 50mila scatti che aveva effettuato su loro ordine nell’inferno di Auschwitz-Birkenau, ma egli disobbedì e le foto furono recuperate dai sovietici, arrivando fino a noi a documentare l’orrore di quel periodo storico.

Gli attori della Compagnia Stabile di Benevento sono stati bravissimi nel far arrivare allo spettatore l’escalation di disgusto che afferra Brasse mentre continua a fotografare le povere vittime della follia nazista. Orrori che lui ogni giorno si ripromette di dimenticare con fatica, mentre sale il senso di colpa per essere ancora vivo e per godere di una posizione in un qualche modo privilegiata rispetto agli altri prigionieri. Eppure, anche in quella abiezione è possibile che accada un miracolo. Esso è dato dall’amore delicato come le violette immortalate da Brasse sul retro del suo studio che sboccia tra il fotografo polacco e la bella Baska. Altro miracolo è quello di una giovane, Czeslawa, che può salvarsi quando i cancelli di Auschwitz verranno aperti.

Una rappresentazione bellissima, interpretata in modo magistrale da Michelangelo Fetto, Assunta Maria Berruti, Carlotta Boccaccino, Luigi Furno.

Le musiche originali di Antonello Rapuano e le installazioni video di Michele Salvezza hanno arricchito di significato e suggestione lo spettacolo.

LUCIA GANGALE

Foto Fucci 

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