Il ''Pescatorello in attesa'' di Francesco Messina Cultura

A Linguaglossa sull’Etna in provincia di Catania, in questi ultimi giorni della Mostra intitolata Francesco Messina: segni e forme, è stata ricordata una scultura in bronzo del Museo del Sannio a Benevento, il Pescatorello in attesa, un soggetto unico tra le opere del grande Artista. Sorpreso, mi chiedevo come mai non ne fosse esposta una immagine fotografica in quella rassegna così ricca di studi su uno dei maggiori protagonisti dell’arte italiana contemporanea, profondo conoscitore della classicità greca e del Rinascimento, capace di sintetizzare le sensibilità dell’intero Novecento declinandole soprattutto in forme plastiche. La risposta alla mia domanda non potevo cercarla lì in Sicilia, nel borgo di origine dello Scultore.

In uno sgabuzzino infossato, al primo piano nel Museo del Sannio, s’intravede un nudo, una figura molto scura alta circa un metro, seduta su chissà cosa, con una tenda appesa dietro altrettanto scura, il massimo dell’annullamento visivo. Una spropositata base di legno non porta la scultura nemmeno all’altezza dei piedi dei visitatori che, quando se ne accorgono, si affacciano a curiosare là sotto facendo attenzione agli scalini del pavimento (foto).

A rischio di precipitare si può provare a leggere sulla base la didascalia che la definisce “Ragazzo al bagno, di Francesco Messina, 1961”. L’ha scritta qualcuno ignaro della ridenominazione - Pescatorelloin attesa - da me concordata con l’Autore siciliano, per un richiamo ‘meridionalista’ al famoso Pescatorello scolpito nel 1876 dal napoletano Vincenzo Gemito ed esposto in gesso a Capodimonte e in bronzo nel Museo del Bargello a Firenze. Messina ha trascorso la vita a Milano ma non ha mai rinnegato le sue origini meridionali.

In nessun museo un’opera d’arte subisce una umiliazione come quella inflitta a Benevento alla scultura di Francesco Messina, autore fra l’altro del colossale Cavallo ferito in bronzo, collocatoall’aperto nei giardini d’ingresso della sede della RAI al Viale Mazzini di Roma, dove la luce naturale esalta il disperato tentativo del nobile animale di rialzarsi mentre nitrisce per il dolore. Illusorio sarebbe tentar di capire perché il Pescatorello in attesa del Museo del Sannio sia invece esposto, si fa per dire, in uno sgabuzzino dopo essere stato rimosso dalla Sala del Novecento dove dialogava con capolavori di Emilio Greco, Carlo Levi, Mino Maccari, Corrado Cagli, Renato Guttuso. Ovvia l’impossibilità di fotografarlo per presentarne l’immagine nella Mostra di Linguaglossa.

Triste in ogni epoca il destino di importanti sculture in bronzo. Alcune sono andate perdute, fuse per ricavarne metallo, altre hanno dovuto affrontare eventi tragici come è capitato ai Bronzi di Riace finiti in mare durante una tempesta e lì rimasti per oltre duemila anni, o alle Porte medievali della nostra cattedrale bombardata nel 1943. Caso unico quello del Pescatorello in attesa, a cui non ci si può più avvicinare per ammirarne le forme modellate con la classica tecnica ‘a cera persa’ nella fonderia Battaglia a Milano, dove fu eseguito anche il Cavallo ferito della sede romana della RAI insieme a tante altre opere del Maestro catanese.

Francesco Messina a Milano è stato ispirato da continui rapporti con personalità internazionali. L’attuale Mostra di Linguaglossa analizza la complessità dei suoi studi del corpo femminile in tensione e la sua attenzione alla resa dinamica dei muscoli delle danzatrici per restituirne l’intrinseca grazia.

Un piacere regalato a chi ammira le sue sculture nei musei di tutto il mondo. Affascinante è il suo modo di interpretare l’eleganza del portamento e il carattere dolce di Carla Fracci in ritratti di incredibile modernità, anche se la sua vera musa ispiratrice è stata la ballerina Aida Accolla, ètoile del Teatro alla Scala.

Pochissime invece le sculture in cui il grande Artista ha espresso la bellezza del corpo maschile. Di qui il pregio del Pescatorello in attesa, un capolavoro ridotto ad essere spiato.

ELIO GALASSO