Il presepe, una simbolica rappresentazione Cultura

Non c’è festa più simbolica del Natale! Essa ricorre in un periodo dell’anno che era destinato alla festa già dall’antichità. Il solstizio d’inverno infatti segna astronomicamente il momento di massimo avvicinamento al sole, ma anche di minimo irraggiamento del nostro emisfero. Le ore di luce sono inferiori a quelle di buio. La tradizione popolare beneventana pone l’aumento di luce già dal 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, (il cui nome è evidentemente collegato col fenomeno solstiziale, anche la Svezia la festeggia come patrona della luce) che continua il 14 dicembre, Sant’Aniello e nei giorni successivi gradualmente. Questo incremento di luce, i beneventani lo misuravano con il passo degli animali: A Santa Lucia allong’u passo quant’a gallina e a Sant’Aniello allong’u passo quant’u pecuriello.

La nascita di Cristo fu intenzionalmente fissata in questo periodo sacro, dedicato anticamente a celebrare Saturno, dio del tempo e delle messi mature, il cui regno fu l’età dell’oro, perché la natura produceva spontaneamente i suoi frutti e gli uomini non dovevano lavorare. Nei Saturnalia ricorrenti tra 17 e 23 dicembre si ricordava quel periodo prospero. I Romani si scambiavano doni il primo gennaio, le strenne, in ricordo dei doni spontanei offerti dalla natura.

In una società basata sui cicli agrari, tale festa era intesa a propiziare il nuovo raccolto e il ritorno della luce solare. La nascita di Cristo aggiunge ulteriori significati a quelli già stratificati nella tradizione occidentale.

La costruzione del presepe è uno straordinario riassunto di queste tradizioni antiche unite ai nuovi significati cristiani dati all’evento solstiziale. Le statuine del presepe sono simili ad attori, i cui ruoli alludono a verità nascoste; allo stesso modo la scenografia rimanda a significati simbolici profondi. Ad esempio, il luogo della natività, la povera capanna, è spesso ambientata tra le rovine di un tempio pagano, a simboleggiare la vittoria della nuova religione sul paganesimo. Non deve mancare, tra le scenette rese vivaci dalle statuine, la taverna con i giocatori di carte o i bevitori di vino, che rappresentano la perdizione del vizio. Quelli, intenti ai loro passatempi, non andranno a vedere Gesù Bambino. Non deve mancare nel presepe il corso d’acqua con il pescatore. L’acqua è quella della purificazione battesimale, il pescatore è Cristo stesso, pescatore di anime, il cui nome era sintetizzato nella parola greca ichthys, pesce, un acronimo, che si scioglie in: Gesù Cristo figlio di Dio, Salvatore. Inoltre i poveri pastori contrapposti allo sfarzo del corteo con i Re Magi sono rappresentazione di tutte le classi sociali, come la presenza di statuine che raffigurano mori, bianchi, bambini, anziani, uomini, donne, animali sono esempio di tutte le creature chiamate a partecipare all’evento miracoloso della nascita di Cristo. Tra tutte le statuine, la più misteriosa è quella di Benino che dorme, un pastore raffigurato sdraiato in pieno sonno. Forse il presepe è il sogno di Benino, forse egli è l’anima pigra che non sente la chiamata dell’angelo o forse è l’anima più pura, che non ha bisogno di vedere, come gli altri, perché ha già raggiunto l’illuminazione. E pure noi guardando Benino dormire tra le lucine del presepe, potremo meditare e sognare.

Buon Natale!

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Il cardone

Piatto natalizio per eccellenza a Benevento è il cardone, Cynaracardunculus, cotto in brodo di gallina o cappone. Questo è l’ingrediente principale, ma ogni famiglia beneventana realizza il piatto secondo modalità particolari: immancabili le polpettine di carne, a cui alcuni aggiungono la carne del cappone sfilacciata, i pinoli, l’uvetta passa, la stracciatella di uovo e formaggio. La zuppa di cardone si prepara anche in Abruzzo e un piatto simile è la molisana zuppa alla santé. Come si vede sono terre interne, pastorali, infatti il fiore del cardo è associato al mitico pastore Dafni, alla cui morte, la terra produsse questo fiore violaceo e spinoso. L’imbianchimento delle coste del cardone per legamento o copertura, rende questa pianta un simbolo di morte e rinascita, particolarmente indicata quindi a celebrare la festa del solstizio.

PAOLA CARUSO