04/03/2015

Così internet ha cambiato la scuola: via quaderni, libri ed enciclopedie

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Nell'ultimo ventennio, ma soprattutto negli ultimi dieci anni, le nuove tecnologie e la loro sempre maggiore accessibilità ad ampie fasce di pubblico hanno cambiato in maniera decisiva parecchi aspetti della nostra vita quotidiana, in modi più o meno palesi. Da questa progressiva ed inesorabile rivoluzione delle nostre abitudini non è uscito indenne nemmeno il settore della scuola, così come la cultura in generale.

Da questo punto di vista in verità il nostro paese è ancora arretrato rispetto ad altre nazioni del mondo civilizzato: è vero che oggi i computer sono presenti in tutte le scuole (magari non sempre si tratta dei più recenti modelli, questo sì), però gli studenti del 2015 vanno ancora a scuola con lo zaino pieno di libri cartacei. Solo un ridotto numero d’istituti, soprattutto privati, hanno introdotto l’uso dell’ebook come supporto didattico. E la penna non è ancora stata soppiantata dal mouse e dalla tastiera del pc.

Le prossime vittime dell’evoluzione tecnologica saranno probabilmente le classiche lavagne nere (ed i loro inseparabili gessetti), sostituite dalle avveniristiche ma già piuttosto diffuse lavagne elettroniche, mentre un colpo mortale hanno già subito due storici strumenti didattici: i calcoli e le ricerche. Nel caso dei primi, infatti, se i più rigidi insegnanti di un tempo proibivano inesorabilmente l’uso di calcolatrici, obbligando gli studenti ad effettuare le operazioni manualmente, oggi tale divieto è quasi risibile, dato che non esiste un cellulare, sia pure il più economico ed obsoleto, privo di calcolatrice. E a dire il vero, già vent’anni fa le dimensioni di tali accessori erano arrivate al punto da consentire ai meno abili nei calcoli di celarli nel palmo della mano.

Per quel che riguarda le ricerche invece, personalmente dubito che siano mai servite a qualcosa: prima dell’avvento di internet, gli studenti sapevano che bastava aprire un’enciclopedia e ricopiare parola per parola ciò che vi era scritto per cavarsela. Magari era poco pratico ricorrere alle grosse enciclopedie, come la Treccani (troppo difficoltoso ricopiare a mano una dozzina di pagine), ma nemmeno le enciclopedie compatte erano affidabili, poiché troppo sintetiche. I più fortunati erano coloro che avevano in casa un’enciclopedia in più volumi, ma non troppi, in modo da poter presentare in classe una ricerca abbastanza corposa senza dover trascorrere un intero pomeriggio a fare gli amanuensi. Ho il sospetto che in realtà gli insegnanti assegnassero le ricerche nella speranza che, ricopiando un testo parola per parola, qualcosa si fissasse nelle menti dei loro discenti quasi per osmosi.

Oggi gli scolari sono sollevati anche dal lavoro di ricopiatura: per qualunque ricerca basta usare Google e Wikipedia, poi stampare il tutto magari senza neanche leggerlo (così da presentare a scuola un testo con tanto di link ipertestuali ad immagini e video) e la ricerca è bella che pronta in pochi minuti.

Dopo aver constatato quanto le nuove generazioni usino poco le ampie capacità del cervello umano, facciamo ora anche noi un piccolo esame di coscienza: quante volte ci capita di non rammentare un fatto e, anziché spremerci le meningi per richiamarlo alla memoria, ce la caviamo semplicemente tirando dalle tasche lo smartphone e facendo una ricerca in rete? E a proposito di memoria: quanti numeri di telefono saremmo in grado di ricordare a mente se, per un qualunque motivo, ci fosse impossibile accedere alla rubrica del cellulare, del tablet o di qualunque altro gadget elettronico (non voglio nemmeno menzionare le rubriche tascabili cartacee perché sospetto che ne siano rimaste in circolazione pochissime)?

Non puntiamo il dito contro i giovani, perché l’avere a disposizione tanta tecnologia sta portando tutti, chi più e chi meno, a fare un uso sempre minore del peculiare intelletto umano, che ci fa ergere di una spanna al di sopra di tutte le altre creature.

Saluti dalla plancia,

CARLO DELASSO

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