I castelli normanni nei paesi del Sannio Cultura

Coltiviamo la passione per i reperti archeologici. Siamo innamorati delle strutture longobarde. Ma i castelli normanni del Sannio ci guardano, dall’alto in basso, aspettando che qualcuno si ricordi di loro! Alcuni sono ruderi, altri molto/troppo rimaneggiati ma ancora imponenti: i nostri castelli normanni oggi ospitano in qualche caso rappresentanze del potere, in altri location culturali o commerciali. Fortemente rilevanti nel paesaggio, sorgono laddove un gastaldo aveva una torre, ampliata dal barone di turno all’indomani della conquista normanna. Che avvenne in veste di mercenari al soldo di bizantini in guerra con longobardi e viceversa. Giovani normanni armati di disperazione e ambizione sbarcarono agli inizi dell’anno Mille a Capua: si trattava di nobili cadetti senza alcuna chance nella loro terra. Al pari degli odierni mercenari, si diedero al migliore offerente in cambio di benefici, ossia di terre.

Nel Sannio del XII secolo erano disponibili le proprietà abbaziali, quelle papaline o dei gastaldi sconfitti. I mercenari puntarono soprattutto a queste, perché poste su alture, nei pressi dei fiumi, sugli incroci di percorsi strategici, presidiate da torrucole insignificanti. Punti ideali per tenere sotto controllo le terre guadagnate col sangue. E per fare programmi futuri… Ottenuto il suo beneficio presso il monte Warda, che in longobardo significa proprio ‘guardia’, il normanno Raone di Sancto Fraymundo costruisce il suo castello secondo uno schema sempre uguale: torri quadrangolari, uno spazio recintato per addestrare un piccolo esercito, in cui i suoi villani barattano le merci; una cappella personale e una cisterna per l’acqua in caso di assedio.

I normanni sfruttano le risorse boschive in altura e quelle agricole in pianura, modificando poco il territorio. Il segno più forte che vediamo oggi sono le motte, colline squadrate rimaneggiate dall’opera umana, inventate nei tempi antichi e sfruttate dai bizantini come alture di sorveglianza dei kastron. Talvolta è la motta sede del castello, tal altra è un’avanguardia difensiva che sorge a distanza. La voglia di autonomia è tangibile: il castellano protegge e supporta i villani del pagus in caso di pestilenze e carestie, guadagnando sempre maggior potere. Ma non c’è isolamento: il collegamento col mondo è sempre garantito da un fiume che scorre a valle.

Lo schema si ripete a Sant’Agata de Goti con Rainulfo Drengot conte di Alife. Che però costruisce il suo castello in una vera e propria fortezza su una rocca di tufo già sfruttata dai romani, dominante un territorio ricco e densamente abitato. La cappella palatina dà l’opportunità a Roberto Drengot di lanciare il culto per le reliquie di San Menna, diventando centro di pellegrinaggio sul tragitto che da Capua porta in Puglia, verso la Terrasanta. La fortezza di Sant’Agata è inattaccabile, i Drengot conti di Alife ristrutturano anche i castelli di Tocco Caudio, Airola, Arpaia e Apice, in punti strategici tra la via Appia e la via Latina, sfruttando i collegamenti dei fiumi Isclero, Calore Irpino, Ufita, Miscano. Si fanno amici il barone Raone di Fraineta che possiede il castello di Ceppaloni sul fiume Sabato; e i baroni normanni dei castelli di Limatola, Circello, Casalduni.

Tutti castelli restaurati –salvo Airola, sulla splendida collina di Monteoliveto– in piena attività, ma oggi alieni dalla rete tessuta pazientemente dai normanni, che all’epoca servì a formare un nucleo ribelle contro il re Ruggero. Nella rivolta capeggiata da Rainulfo i baroni sanniti avranno la meglio sul re di Sicilia, nonostante le sue incursioni nella nostra terra per rimettere le cose a posto. Il re li domerà solo quando il capo dei ribelli si ammalerà, morendo tra il 1138/39. Cosa resta dei castelli normanni sanniti oggi? Quasi tutti rimaneggiati da Trecento in poi, alcuni hanno perso qualche torre originaria; altri custodiscono al loro interno ambienti affrescati di grande bellezza. Il riuso li ha salvati sicuramente dalla rovina, ma chiediamoci se, visti come tessere di uno stesso mosaico, storico e paesaggistico, possano darci molto di più…

ROSANNA BISCARDI

Nella foto il castello di Airola