L'arte la giusta leva per lo sviluppo del Sannio Cultura

Lasciando da parte la fulgida epopea sannita – romana e poi longobarda del nostro territorio, altri suggerimenti per incentivare la valorizzazione di Benevento (e del Beneventano) possono cogliersi facendo riferimento ai periodi più significativi della sua storia. Da attenzionare, in primo luogo, il periodo in cui la città e il suo circondario era affidata alle cure dell’arcivescovo Orsini (poi papa Benedetto XIII), tra la fine del Seicento e i primi decenni del Settecento. E in questo senso si sta muovendo la Curia beneventana, allestendo nell’ambito del Museo Diocesano una cospicua ″sezione orsiniana″, nel solco di quanto anni fa aveva realizzato la locale sezione della Soprintendenza ai Beni Culturali con una prima mostra su Il Tesoro delle reliquie, fasti e riti di Vincenzo Maria Orsini, Papa Beneventano alla Dogana dei Grani ed una seconda esposizione, Sannio e Barocco, al Museo del Sannio che suggeriva, a partire dal capoluogo, ben sette itinerari in tutto il territorio del Beneventano (da Airola a Cusano Mutri, da Cerreto a Guardia Sanframondi etc.). Un input caduto nel vuoto, ma che avrebbe potuto, in presenza di imprenditori avveduti, costituire un discreto incentivo per il turismo e conseguentemente per l’economia del Sannio.

Un altro periodo della storia beneventana da valorizzare è certamente quello ottocentesco caratterizzato dalla presenza in città, proprio nel complesso di Santa Sofia, di una ′scuola di disegno′ fondata dal paesaggista Achille Vianelli, esponente di punta della famosa Scuola di Posillipo, approdato a Benevento da Napoli già nel 1848 per il fatto di essere un antiborbonico di ferro (e si sa che Benevento, essendo all’epoca enclave pontificia, non faceva parte del regno borbonico). Alla scuola di Santa Sofia si formarono parecchi artisti. Tra questi il figlio stesso di Achille, Alberto, poi trasferitosi a Parigi e Gaetano de Martini, beneventano doc, poi approdato a Napoli dove ebbe strettissimi contatti col grandissimo Domenico Morelli e passò dalla pittura di paesaggio a quella di figura.

Splendido ritrattista (suoi i ritratti di sua nipote Maria -cartellinata come L’Orfanella- e di Carlo Torre esposti al Museo del Sannio) presto fu affascinato, in totale aderenza agli interessi e ai modi del Morelli, dai temi orientalisti e neopompeiani sopratutto, come documenta la grande tela (cm 236 x 410 a parte l’immensa cornice originaria) raffigurante San Paolo alla corte di Nerone (foto), oggi nei depositi dei Musei Vaticani.

Il quadro, presentato nel 1898 alla Prima Esposizione artistica italiana di pittura e scultura a Pietroburgo, fu donato a papa Benedetto XV dallo stesso artista che frequentava con le sue opere le Promotrici di ogni parte d’Italia e d’Europa, da Monaco a Parigi, da Berlino a Pietroburgo come nel caso del San Paolo. Opere che ottennero un discreto successo commerciale dati anche i contatti diretti del de Martini con Parigi attraverso Alberto Vianelli che vi risiedeva in pianta stabile ed era agganciato al famoso mercante d’arte Goupil.

Del quadro nei depositi del Vaticano, si sta progettando oggi un attento restauro funzionale alla sua esposizione al pubblico sempre nell’ambito dei Musei Vaticani. Sarebbe bello che, in contemporanea, a Benevento, avveduti imprenditori, sostenessero l’iniziativa in città di una mostra delle tante opere del de Martini, facilmente reperibili in collezioni private beneventane.

VEGA DE MARTINI