Le streghe di Benevento danzarono alla Scala di Milano Cultura

Un Balletto affascinò il pubblico del Teatro alla Scala di Milano per la novità del tema e la spettacolare scenografia: esseri fantastici in un convegno notturno danzavano su musica di Franz Xaver Süssmayr allievo di Mozart. Era il 1812. Sarebbe bastato il titolo - Il noce di Benevento - per sorprendere soprattutto la città allora pontificia che con la sua leggenda lo aveva ispirato, ma l’evento artistico rimase sconosciuto a Benevento, dove tuttora non se ne conserva traccia.

L’ambientazione teatrale fu curata da Salvatore Viganò (Napoli 1769 - Milano 1821), uno dei più grandi scenografi dell’epoca. Scoprii una sintetica stampa del suo progetto nella sede di una Casa d’Aste lombarda. Non restituiva certo l’idea della qualità estetica del Balletto né del successo che avrebbe avuto ma, ottenutala in prestito per un trimestre purtroppo senza l’autorizzazione a pubblicarne la fotografia, la esposi nella mostra Streghe Diavoli e Morte allestita nel 1988 nella Rocca dei Rettori di Benevento, sede del Dipartimento di Storia del Museo del Sannio. Ne resta il ricordo nel Catalogo della Rassegna, dove la scheda della piccola incisione di Salvatore Viganò conserva il titolo originario: “Ballo delle streghe, ossia il Noce di Benevento. Progetto di scenografia per una rappresentazione, con le streghe in attesa e attente ai preparativi dei diavoli”.

Il mio rammarico per non avere potuto inserirne l’immagine nel Catalogoè durato fino a quando ho scoperto che un artista poco noto aveva assistito al Balletto nel Teatro alla Scala e lo aveva disegnato ‘dal vivo’ su un foglio di carta, per poi colorarlo all’acquerello. Un esemplare ovviamente unico. L’artista si chiamava Giuseppe Pietro Bagetti (Torino 1764-1831). Nella speranza che il suo disegno fosse sopravvissuto dopo due secoli, mi impegnai a indagare.

Dopo anni, mediante complesse ricerche negli ambienti esclusivi del collezionismo ho avuto la fortuna di scovarlo. È un incantevole Disegno acquerellato su un cartoncino di cm. 18x43 (foto). Raffigura il Balletto mentre si svolge sullo sfondo di montagne sontuose, su un prato con al centro il noce della leggenda beneventana. Intorno all’albero danzano in doppio circolo streghe e diavoli. Per sottrarre il panorama all’oscurità notturna una misteriosa figuras olitaria tra uccelli in volo cala dall’alto, mediante corde, un gigantesco ‘lampadario’ conico formato da tre cerchi bianchi e uno azzurro, più grandiosoe con tante ciocche luminose pendenti. L’opera d’arte pittorica consente finalmente di ‘vedere’ lo spettacolo andato oltre ogni previsione nel prestigioso Teatro alla Scala di Milano.

Ulteriore fortuna è che il Balletto, disegnato da Giuseppe Pietro Bagetti mentre si svolgeva sul palcoscenico, sia stato raccontato nel 1838 da uno scrittore anch’egli spettatore, Carlo Ritorni, nei cui Commentarii della vita e delle opere coreodrammatiche di Salvatore Viganò si legge: “Occupa tutta la scena, con l’annosa sua chioma ospitale, un grand’albero, ne’ rami del quale inerpicati veggonsi in vari atteggiamenti i Demoni, e sotto il medesimo in doppia schiera le Fate che li confortano, ovvero con forza d’incanti costringono a doverne venir giù ad esse. Il Demone in alto manda giù, di mano in mano, un libro su cui esse firmano il patto dell’alleanza. Allora i Demonidiscendono dalla pianta e vengono a intrecciar con le Vecchie una fantastica danza, bizzarra a vedersi ma ingegnosa, e ciò al suono di squisita musica, la quale è noto aver servito poi anche a Paganini per uno de’ concerti di quel magico suo violino. Chi può dar idea con parole di quella bella scena a chi non la vide? Or le Streghe studiano come mansuefare e adescare con moine ridicole que’ loro strani compagni, or mostran ritrosia, mentre quelli facilmente si avanzano a rapaci amplessi afferrandole ai fianchi a ritroso. Ma esse li contengono ne’ limiti della giuocosa danza…”.

Divertì ilettori questo testo in cui Carlo Ritorni ironizza sui Demoni che bramavano rapaci amplessi “con le… Vecchie”. Oggi interessa ancor più la notizia da lui riferita che il Balletto di argomento beneventano con le sue melodie indusse Niccolò Paganini a comporre la famosa sonata Le streghe. Per la notorietà che quell’evento diede alla città sannita, nel 1822 il grafico Stanislao Stucchi produsse e diffuse sul mercato internazionale dell’arte una incisione animata da figure stregonesche col titolo “Il noce di Benevento nel Ballo dello stesso nome.

Ma è il ritrovato disegno ad acquerello dell’artista torinese Giuseppe Pietro Bagetti a rendere evidente la magia del Balletto, replicato poi a Parigi, Londra, Vienna e in altre città mentre veniva reinventato come una favola in tutta Europa: “in Francia si passavano le notti a parlarne” scrisse Stendhal nei suoi Voyages del 1817. Col suo linguaggio variegato il Bagetti ha trasmesso l’idea che un’opera d’arte quando raffigura soggetti estranei tra loro deve eccitare lo spettatore raffigurando le cose reali e palpabili con policromie e chiaroscuri, e immergendo invece l’incorporeo, il fisicamente inesistente, in una diafana atmosfera di sogno.

Il suo capolavoro è custodito a Torino con la cornice originale, in una Collezione privata.

ELIO GALASSO